“Raya e l’ultimo drago” la recensione del film

“Raya e l’ultimo drago” la recensione del film

disponibile su Disney+

Regia: Don Hall, Carlos López Estrada
Voci italiane: Veronica Puccio, Alessia Amendola, Jun Ichikawa, Valeriano Corini, Simone D’Andrea, Luisa Ranieri, Paolo Calabresi, Sara Labidi, Charlotte Infussi, Bruno Magne. Doriana Chierici, Vittoria Schisano, Laura Amadei, Simone Mori, Federico Talocci, Massimo Bitossi, Marina Valdemoro Maino, Camille Cabaltera
Genere: Animazione, azione, avventura, fantastico
Durata: 107 minuti
Voto: ♥♥ 1/2 (su 5)

“Raya e l’ultimo drago” la recensione del film

Un mondo distrutto dall’avidità per le risorse naturali? Beh, suona familiare. L’ultimo film della Disney, “Raya e l’ultimo drago”, mantiene la sua trama relativamente semplice. Si limita a creare un mondo che una volta era unito e che, da allora, è stato distrutto dalla brama di potere delle persone. Troppo semplice? Si, ma almeno “Raya e l’ultimo drago” non si impantana.

Come accadde a “Mulan” e “Soul”, in concetti un po’ grandiosi ed elevati sulla singolarità dell’anima e l’energia condivisa dell’universo, nonché sull’utilitarismo del corpo. Questa pellicola sembra quasi un ritorno ai film avventurosi della vecchia Disney, a titoli come “Aladdin” e “Atlantis”. Soprattutto, sembra davvero destinato ai bambini, il che non dispiace affatto.

Anche se il film è ambientato nella fantasiosa Kumandra, “Raya e l’ultimo drago” (di nuovo, come Aladdin) fa collassare un mucchio di identità nazionali e regionali in un’unica esplorazione del sud-est asiatico. Elementi di Laos, Thailandia, Cambogia, Vietnam, Myanmar, Malesia, Indonesia e Filippine sono incorporate qui. Dal design di un mercato del centro, ai sapori della zuppa che i personaggi assaporano insieme dopo una lunga giornata. Senza dimenticare i disegni dei draghi stessi, ovviamente. Questo tipo di ampia strategia di rappresentazione, che Disney utilizzò anche in “Coco” e “Oceania” può piacere o non piacere, naturalmente.

Chi scrive non viene da quelle parti, né le conosce abbastanza bene da potersi avventurare in giudizi su accuratezze o imprecisioni. Ma, da un punto di vista puramente estetico, “Raya e l’ultimo drago” è spesso di una bellezza sbalorditiva. Tratteggia dettagli eccezionali anche in piccoli oggetti come un singolo fiore di loto. Oppure spettacolari descrizioni della tentacolare e gigantesca città fortezza costruita sull’acqua. Decisamente meno riuscito, invece, il design dei cattivi mostri di fumo.

L’atmosfera vintage di “Raya e l’ultimo drago” è dovuta alle parti componenti che sono così familiari agli spettatori Disney. Abbiamo una sceneggiatura anacronistica. Una protagonista vivace e intelligente, accoppiata con due aiutanti fessacchiotti. Ovvero Tuk Tuk, il mezzo maiale e mezzo armadillo di Raya, e Sisu. E poi una narrazione che non offre realmente nessuna spiegazione alla malvagità dei cattivi. Ma immagino che la geopolitica non sia di particolare interesse per gli spettatori di “Raya e l’ultimo drago”. Che rimane saldamente nella modalità ‘Questo è un film per bambini e i bambini dovrebbero imparare a fidarsi e a fare amicizia’.

Va bene così, dopotutto, dato che questo messaggio viene comunicato attraverso alcuni scene davvero emozionanti. La sorprendente colonna sonora elettronica di James Newton Howard, poi, aggiunge una deliziosa tensione. Quando il film si sposta sul terreno del genere action. La pellicola si affloscia un po’. Di tanto in tanto, nel corso del viaggio di Raya e Sisu, che diventa narrativamente troppo prevedibile. Rimane apprezzabile, comunque, il tentativo di tornare alla purezza delle origini senza voler, per forza, inserire elementi di stucchevole novità. Godibile.

Francesco G. Balzano

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