“WandaVision” prima stagione la recensione

“WandaVision” prima stagione la recensione

disponibile su Disney+

Regia: Matt Shakman
Cast: Elizabeth Olsen, Paul Bettany,Debra Jo Rupp, Fred Melamed, Kathryn Hahn, Teyonah Parris, Randall Park, Kat Dennings, Evan Peters
Genere: Serie Tv drammatico, sentimentale, sitcom, supereroi
Numero episodi: 9
Voto: ♥♥♥ (su 5)

“WandaVision” prima stagione la recensione

La prima miniserie Marvel, “Wandavision”, porta il duo del titolo in un’utopia televisiva che emula minuziosamente l’estetica delle sitcom più in voga negli Stati Uniti degli anni ’50 e ’60. Titoli come “The Dick Van Dyke Show” e “Vita da strega”. Qui, però, si chiede agli spettatori una pazienza maggiore nell’attendere gli sviluppi della trama. Una pazienza spesso messa a dura prova, visto che il sistema di rilascio settimanale dello show ha portato ad accese discussioni sul web ad ogni nuovo episodio. Generando ogni sorta di teorie e speculazioni tra i fan, fino all’attesissimo finale.

Con il nono e ultimo episodio, le risposte sono abbondantemente arrivate. La risoluzione, però, ha lasciato insoddisfatti molti fan del Marvel Cinematic Universe. In particolar modo, quelli che speravano in un intervento del Doctor Starnge di Benedict Cumberbatch, o nel debutto nel MCU dei personaggi degli “X-Men” e dei “Fantastici Quattro”. “WandaVision” si è conclusa con un finale che (forse) è poco onesto con il suo pubblico, ma è fedele a sé stesso.

Vista l’opportunità di vedere la serie nella sua interezza, è facile notare i molti modi in cui lo show funziona. E funziona sia come ultimo capitolo di una saga espansiva e multimiliardaria, sia come racconto più introspettivo con una posta in gioco più piccola. Certo, “più piccola” è relativo quando si parla di una serie incentrata su un fenomeno soprannaturale che travolge una città nel New Jersey. Bisogna, tuttavia, essere sinceri. La premessa di “WandaVision”, al cinema, non avrebbe funzionato, perché sul grande schermo il pubblico si aspetta più di un’esplosione ogni ora. Però la serie si adatta perfettamente al formato seriale offerto da Disney+.

Ma torniamo ai personaggi di Visione e Wanda, interpretati da Paul Bettany ed Elizabeth Olsen. I loro misteri iniziali (“Perché tutto sembra una TV vecchio stile?” “Come fa Visione ad essere viva?”) lasciano il posto a meditazioni sull’amore e la morte, creando così un miscuglio pirotecnico di temi da affrontare. E proprio lo sviluppo di queste questioni così profonde, mettono in evidenza sia la ricchezza della storia scritta da Jac Shaeffer, sia la bravura degli attori protagonisti nell’abitare i loro personaggi.

Nel finale, quando Visione capisce di essere un costrutto della magia di Wanda e chiede chi sia, lei offre una risposta straziante: “Tu, Visione, sei il pezzo della Gemma della Mente che vive in me. Sei un corpo di fili, sangue e ossa che ho creato. Sei la mia tristezza e la mia speranza. Ma soprattutto, sei il mio amore”. Momenti come questo e molti altri dimostrano la chimica gioiosa della coppia e ci fanno amare ogni loro interazione. Sapendo, come disse Visione in “Avengers: Age of Ultron”. che “una cosa cosa non è bella perché dura nel tempo”.

Mentre l’episodio finale manca del momento che ti fa sussultare sulla poltrona come, invece, avviene in “The Mandalorian”, dobbiamo dire che il viaggio, nella sua interezza, vale la pena di essere vissuto. E, come “The Mandalorian” fece per “Star Wars”, così anche “WandaVision” dimostra come una saga dal budget spropositato possa prosperare anche sul piccolo schermo senza perdere nessuno dei tratti tipici dei blockbuster associati al suo marchio.

Alla fine del nono episodio, Wanda elimina la grande cattiva Agatha Harkness (Kathryn Hahn) e assume il titolo di ‘Scarlet Witch’, che ebbe a lungo nei fumetti. Ma le domande che circondano l’improbabile resurrezione di Visione sono sia risolte che lasciate aperte con l’arrivo (e la scomparsa) di Visione Bianco. E sembra anche che sia in arrivo un supplemento di narrazione attorno al potentissimo personaggio di Monica Rambeau (Teyonah Parris).

Nel frattempo, il casting dell’attore Evan Peters come Pietro, il fratello di Wanda, ha avuto meno importanza di quello che molti spettatori ipotizzavano dopo la sua prima entrata in scena, alla fine del quinto episodio. La sua apparizione, in realtà, è stata un cenno divertente al suo ruolo nel film della Fox “X-Men”, ma è stato solo questo. Un abile depistaggio da parte dei creatori, non un primo passo sperato per includere i film Marvel non MCU nel canone. Questo, ovviamente, non vuol dire che non possa accadere in futuro. Ma, al momento, è da catalogare tra le stuzzicanti prese in giro tipiche della Marvel, vedi alla voce ‘Easter eggs’.

Nessuna di queste questioni in sospeso, comunque, sminuisce il valore di “WandaVision”, che rimane un buon esempio di matrimonio tra spettacolo ed emozione, che fa onore sia al suo formato che al suo franchise. Mentre la fantasia della sitcom può essere finita, lo stesso non può dirsi per la sottotrama che è stata rivelata. La palla ora passa alla prossima fase degli eroi dei Marvel Studios, quella proseguita con l’altra serie Disney+, attualmente in onda, “The Falcon and the Winter Soldier”.

Francesco G. Balzano

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