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“Eredità” di Vigdis Hjorth leggi la recensione

Titolo: Eredità
Autore: Vigdis Hjorth
Genere: narrativa
Editore: Fazi Editore
Pagine: 374
Prezzo: Euro 18,50
Prezzo E-book: 9,99

Trama: Quattro fratelli. Due case a picco sul Mare del Nord. Un dramma familiare sepolto nel silenzio da decenni. Tutto comincia con un testamento. Al momento di spartire l’eredità fra i quattro figli, una coppia di anziani decide di lasciare le due case al mare alle due figlie minori. Mentre Bård e Bergljot, il fratello e la sorella maggiori, vengono tagliati fuori. Se Bård vive questo gesto come un’ultima ingiustizia, Bergljot aveva già messo una croce sull’idea di una possibile eredità, avendo troncato i rapporti con la famiglia ventitré anni prima.

Cosa spinge una donna a una scelta così crudele? Bård e Bergljot non hanno avuto la stessa infanzia delle loro sorelle. Bård e Bergljot condividono il più doloroso dei segreti. Il confronto attorno alla divisione dell’eredità sarà l’occasione per rompere il silenzio, per raccontare la storia che i familiari per anni hanno rifiutato di sentire. Per dividere con loro l’eredità – o il fardello – che hanno ricevuto dalla famiglia. Per dire l’indicibile.

In “Eredità” Vigdis Hjorth racconta le vicende e i litigi di una famiglia per l’eredità. E letto così potrebbe sembrare un già visto, ma la differenza è proprio che l’eredità è solo il pretesto per raccontare quello che sta più a cuore alla scrittrice. I vari drammi familiari più o meno sopiti che hanno portato all’allontanamento di due dei quattro figli.

Bergljot racconta quello che prova e quello che ha subito e subisce ogni volta che pensa o affronta la famiglia. L’allontanamento è stata la sua salvezza, ma in un certo senso è flebile, perchè la sua famiglia e i vari problemi non risolti sono sempre lì ad assillarla a non farla dormire.

Tutto quello che affligge la protagonista e quello che è accaduto il lettore lo viene a scoprire piano piano nel corso del racconto. E’ un continuo salto tra il passato e il presente, tra ciò che è accaduto e tutte le scelte che ne sono scaturite. La morte del padre per Bergljot è si un trauma, ma allo stesso tempo è l’input che le mancava per cercare di farsi valere e parlare.

Il lettore difficilmente riesce a staccarsi dal libro, perchè il racconto, pur se a tratti più lento, è un vero fiume in piena. Tra ricordi, sensazioni e mail di fuoco. Tutto il racconto è intriso di risentimento e rabbia, anche se messo tutto a tacere. Infatti il vero motivo che ha portato all’allotanamento sia di Bergljot che del fratello viene rivelato solo alla fine.

Vigdis Hjorth ha uno stile di scrittura asciutto e senza fronzoli, ma anche molto spietato: nulla viene edulcorato. Il lettore si ritrova coinvolto in prima persona e, pur non avendo vissuto tutti i drammi di Bergljot, riesce a trovare qualche punto d’incontro. E’ un bel libro che da molti spunti di riflessione e lascia qualche turbamento.

Barbara Piergentili
(account Instagram: letture_barbariche)

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