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Trenta film del 2023 secondo Pietro Zardo di internazionale.it

Trenta film del 2023 secondo Pietro Zardo di internazionale.it

Trenta film del 2023 secondo Pietro Zardo di internazionale.it

da internazionale.it

È giunto il momento di esplorare le pellicole che hanno catturato l’attenzione nel 2023, secondo Pietro Zardo di internazionale.it. Dopo le selezioni del New Yorker e la top ten dei Cahiers du Cinéma, presenta qui un elenco di film che ha apprezzato, disposti approssimativamente in ordine cronologico rispetto alle loro uscite in sala o su piattaforme di streaming. Non si tratta di una classifica, né di un tentativo di fornire una visione esaustiva. Questo è un elenco parziale, tendenzioso, incompleto, imperfetto e caotico di alcune opere cinematografiche che desidera portare con sé. I titoli sono numerosi, ma vi sono anche notevoli assenze.

Ritorno alla primavera

Iniziamo con Gli spiriti dell’isola di Martin McDonagh: l’isola di Inisherin è un luogo spirituale che tutti abbiamo visitato almeno una volta, e vale sempre la pena di farvi ritorno.

Tutta la bellezza e il dolore di Laura Poitras, Leone d’oro a Venezia 2022, esplora le mille vite della fotografa Nan Goldin. Il titolo descrive in modo eloquente ciò che ci si può attendere.

Benedetta di Paul Verhoeven è selvaggio, barocco, un po’ assurdo, a tratti spiacevole, come molte opere del regista.

È sorprendente che Women talking di Sarah Polley, un film così attuale nel mettere in luce gli orrori profondi del patriarcato attraverso un lungo dibattito tra donne, sia passato quasi inosservato.

Le mura di Bergamo di Stefano Savona racconta il momento più acuto della pandemia, quando il mondo intero osservava quanto accadeva in Lombardia, ma fa anche riflettere su ciò che abbiamo rimosso, ma forse non superato.

Terra e polvere di Li Ruijun è una struggente storia d’amore ambientata in una Cina rurale dove i sentimenti, e forse l’umanità stessa, sono banditi.

Cosa succede se lo Stato incentiva gli anziani a “togliersi di mezzo”? Plan 75 di Chie Hayakawa, presentato al Far East Film di Udine, trae ispirazione da un dibattito reale presente in Giappone, una questione che anche noi, con una popolazione che invecchia rapidamente, non possiamo ignorare.

Lontano dal paradiso

Ci sono così tanti motivi per apprezzare Pacifiction di Albert Serra che è difficile sceglierne uno. Scelgo la geniale regia del regista francese che ci colloca al centro di tutta l’ambiguità e goffaggine del mondo occidentale alle prese con un paradiso perduto che continuiamo a calpestare con leggerezza.

Con Rapito, Marco Bellocchio ci fa scoprire un capitolo oscuro di una storia di intolleranza e prevaricazioni apparentemente infinita.

Azione, fantasy, thriller e un tocco di commedia. Come ha scritto Rebecca Harrison di Sight & Sound: “Con Polite Society, la regista Nida Manzoor amplia i parametri del dramma domestico, strappando il lavello dal muro e lanciandolo verso il pubblico”.

In Silent Land, con poche e mirate forzature, la giovane regista polacca Aga Woszczyńska ci colloca sulla riva del mare, di fronte a molte contraddizioni.

A cavallo di Barbenheimer

A Thousand and One di A.V. Rockwell ci illustra perché, per molte persone, il concetto di “sistema” è una cappa minacciosa che ci impedisce di godere della luce del sole.

Animali selvatici di Cristian Mungiu è una radiografia che evidenzia i molti mali che crescono nel cuore dell’Europa, ai quali nemmeno gli orsi possono sfuggire.

Oppenheimer di Christopher Nolan è uscito al momento giusto, capitalizzando anche sull’onda di Barbie di Greta Gerwig. È il film che ci ha ricondotti tutti nelle sale cinematografiche.

Io capitano è un film molto più coraggioso di quanto possa sembrare, e Matteo Garrone si conferma un grande autore.

Autunno dorato

Il caftano blu di Mariam Touzani è una piccola opera preziosa con un cuore sovversivo.

Sembrava impossibile, e invece Asteroid City è il film che riappacifica con Wes Anderson.

In The Creator, Gareth Edwards utilizza cliché ed ellissi per dimostrare che può esistere una fantascienza “sostenibile”.

Mischiando Halloween e Ritorno al futuro, ecco Totally Killer di Nahnatchka Khan. Ma erano davvero gli anni ottanta così selvaggi?

In Killers of the Flower Moon, Martin Scorsese offre una visione criminale della storia americana (e non solo), in cui le vittime sono consapevoli e i carnefici sono disperati.

La verità non esiste in Anatomia di una caduta di Justine Triet, vincitore della Palma d’oro nel 2023. La decisione è nelle nostre mani.

C’è ancora domani di Paola Cortellesi al Festival di Roma è stata una piacevole sorpresa, successivamente trasformata in un fenomeno.

The Killer non è il miglior film di David Fincher, eppure  i “non migliori film” di David Fincher sono da vedere e rivedere.

Napoleon sì, Napoleon no. Alla fine, è un “sì”. Con la cottage pie di Ridley Scott ci si diverte.

E’ sorprendente La chimera. Grazie ad Alice Rohrwacher.

Forse Fingernails di Christos Nikou è la commedia romantica giusta per i tempi in cui viviamo.

Con Il cielo brucia di Christian Petzold, siamo di nuovo sulla riva del mare per scoprire che non possiamo più ignorare ciò che accade intorno a noi.

In Adagio di Stefano Sollima, anche Roma brucia. È il momento di andare altrove? Sempre che si riesca a raggiungere la stazione Tiburtina.

E Ferrari, sì o no? E qui dico: “Perché no?”. Anche perché non c’è solo Adam Driver nel supercast del film di Michael Mann.

Maestro di e con Bradley Cooper è la biografia di Leonard Bernstein, ma è anche, e forse soprattutto, il racconto di un amore difficile e una riflessione sul talento, la fama e le convenzioni sociali.

NATALE AL CINEMA: WONKA IN TESTA CORTELLESI SOPRA BENIGNI

 

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