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“L’anno che a Roma fu due volte Natale” di Roberto Venturini leggi la recensione

Titolo: L’anno che a Roma fu due volte Natale
Autore: Roberto Venturini
Genere: narrativa
Editore: SEM
Pagine: 192
Prezzo: Euro 17
Prezzo E-book: 8,99

Trama: Villaggio Tognazzi, Torvaianica, sul litorale romano. Alfreda, un’accumulatrice seriale con i primi segni di demenza senile, ha reso il suo villino un tugurio invivibile, dove vive per inerzia tra insetti e cianfrusaglie. Sopra di lei abita il figlio Marco, un giovane fattone, profondamente insicuro, la cui unica occupazione è accudire la madre.
Da qualche tempo Alfreda soffre di disturbi del sonno durante i quali le appare Sandra Mondaini.

Nei suoi deliri notturni, immagina di parlare con l’attrice, sofferente per la “separazione” dal marito Raimondo Vianello, che riposa a Roma mentre lei è sepolta a Milano. Alfreda decide di mettere fine a quella “ingiustizia” e pone al figlio una condizione per lo sgombero del villino: trafugare la salma di Raimondo dal Verano e portarla al cimitero di Lambrate, da Sandra. Dopo le prime resistenze, Marco getta le basi del piano, aiutato da Carlo, un vecchio pescatore, e da Er Donna, il travestito più ambito della Pontina.

“L’anno che a Roma fu due volte Natale” è il secondo romanzo di Roberto Venturini, presente nella dozzina de “Il Premio Strega 2021”. Racconta la storia surreale di Fernanda e Marco. E’ un romanzo sulla perdita, sull’elaborazione del lutto. La vicenda è ambientata sul litorale romano, Torvaianica, dove il passato e il ricordo dei bei tempi andati la fa da padrone.

Lo stesso accade nella casa di Fernanda: dopo la prematura morte dell’adorato marito, si è rinchiusa nei ricordi e nell’accumulo seriale di oggetti. E’ impossibile entrare, ma lei, lì dentro, ci vive benissimo: i ricordi le danno quella forza che serve per sopravvivere. L’unico che riesce e accetta la situazione è suo figlio Marco, che è anche il legame con il mondo esterno. Ma anche lui vive ai margini di tutto.

Nel romanzo, Venturini ci ricorda tanti slogan, personaggi del passato e nel momento che li leggiamo non possiamo che sorridere e volare con i nostri ricordi. Tutto il romanzo è all’interno di una bolla che non fa contaminare ‘il bello che hanno vissuto i protagonisti’. Per Fernanda, infatti, è impossibile superare la morte del marito e questa difficoltà nei suoi sogni prende la forma di Sandra Mondaini. L’artista, nelle visti di fantasma, soffre per la lontananza dal marito Raimondo.

Dopo questa richiesta di aiuto, Fernanda e Marco decidono di profanare la tomba di Raimondo Vianello per portare il feretro accanto a quello della moglie Sandra. Tutta la vicenda è resa in modo grottesco, ma senza mai scadere nel ridicolo. Ogni avvenimento è perfetto e funzionale alla storia.

Una particolarità: leggendo il romanzo si ritrovano molte ambientazioni dei film di Claudio Caligari. E infatti, lo stesso Venturini cita nel libro una battuta tratta proprio da un film del regista: “Amore tossico”.

“L’anno che a Roma fu due volte Natale” è un romanzo particolare, sia per lo stile di scrittura non banale, sia per tutta l’ambientazione. La desolazione, l’emarginazione vista in chiave grottesca, non è proprio per tutti. Ma la lettura risulta piacevole. La malinconia che ci accompagna per tutto il libro che culmina nel finale dolce/amaro, torna ad avvolgerci anche una volta terminata la lettura.

Barbara Piergentili
(account Instagram: letture_barbariche)

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