“365 giorni” la recensione del film

“365 giorni” la recensione del film

Disponibile su Netflix

Regia: Barbara Białowąs, Tomasz Mandes
Cast: Anna-Maria Sieklucka, Michele Morrone, Bronisław Wrocławski, Otar Saralidze, Magdalena Lamparska, Natasza Urbańska, Grażyna Szapołowska, Tomasz Stockinger, Gianni Parisi, Mateusz Łasowski.
Genere: Erotico, Azione, Drammatico
Durata: 115 minuti
Voto: ♥ (su 5)

La trama

Dopo un incontro tra la famiglia mafiosa siciliana dei Torricelli e gli spacciatori del mercato nero, Massimo Torricelli vede una bella donna su una spiaggia. Qualche attimo dopo suo padre, capo della famiglia mafiosa, viene ucciso a colpi di arma da fuoco, e anche Massimo viene ferito. Cinque anni dopo, Massimo è diventato un leader spietato e violento e comanda la famiglia Torricelli. A Varsavia, Laura Biel, una giovane imprenditrice di successo, è infelice nella sua relazione con il fidanzato Martin, con cui non riesce ad avere rapporti sessuali. Laura decide di festeggiare il suo ventinovesimo compleanno in Sicilia con gli amici. Ma dopo che Martin la mette in imbarazzo, va a fare una passeggiata e si imbatte in Massimo, che la rapisce.

Il nostro giudizio

Finito, chissà come, nel catalogo di Netflix e, soprattutto, nella top 10 dei più visti sulla piattaforma, “365 giorni” è un film semplicemente inguardabile. Doveva essere il “50 sfumature di grigio” italiano, il che la dice già lunga sulle ambizioni qualitative del progetto, ebbene: è riuscito a fare molto peggio. Il pretesto per quella che, per convenzione, chiameremo trama la dà una fanfiction (capito il livello?). Ma, in realtà, è tutto un pretesto per un collage di scene degne di un film per la notte fonda delle reti private.

Inutile, dunque, dilungarsi troppo sugli sviluppi della narrazione, perché, a dire il vero, questo lungometraggio non narra un bel niente. Vi basti sapere che, per sommi capi, è la vicenda di un sosia di Fabrizio Corona che rapisce, senza un motivo apparente, una graziosa fanciulla di cui si è invaghito. Per dar vita ad una sorta de “La Bella e la Bestia” in versione sporcacciona. I “365 giorni” del titolo sono la scadenza che lui dà a lei per innamorarsi. Bene, in questo lasso di tempo, i due aitanti protagonisti non fanno altro che mostrare le loro pudenda e darsi allo shopping, a volte addirittura le due cose contemporaneamente.

Il tutto, è bene precisarlo, sulle orribili note della colonna sonora. In più, come se già non bastasse la bruttezza di ogni aspetto tecnico di questo prodotto, il film si preoccupa anche di lanciare pessimi messaggi. La protagonista, lo ricordiamo, è una ragazza rapita che dovrebbe innamorarsi del suo aguzzino. Perdipiù, il ‘galantuomo’ protagonista è anche una persona estremamente violenta, nonché uno stalker. Insomma, è una persona da tenere bene alla larga. Però è bello, e siccome in questa orrenda pellicola davanti all’estetica si perdona e dimentica tutto, lei, clamorosamente, perde la testa per questo avanzo di galera.

“365 giorni” la recensione del film

A questo aggiungiamo anche un grave stereotipo nostre forze dell’ordine totalmente asservite al malavitoso di turno. Dunque, “365 giorni” non ha altro da offrire se non una pessima figura di sé. Il film calpesta qualsiasi conquista sociale fatta sin qui nella nostra storia. Ecco, quindi, l’anacronistica riproposizione della donna donna che ha bisogno del “maschio alfa” per sentirsi protetta. Oppure ancora la mitologica, inesistente, figura del mafioso ‘buono’. Quello che ha il suo codice d’onore per cui uccide solo i ‘cattivi’ e offre protezione ai più deboli.

Insomma, una serie inenarrabile di castronerie alle quali nessuno, nel 2020, dovrebbe credere. Questa sequela di sconcezze, sia materiali che ideologiche, sfocia in un finale aperto, che spalanca le porte ad un nuovo capitolo. Perché il peggio, a quanto pare, piace ed è per questo che al peggio non c’è mai fine.

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