Imbucato teatrale la recensione di “Storie bastarde”

La Nuova Ostia degli anni ’70 con le sue bande di ragazzini vocianti, il primo affacciarsi della Banda della Magliana e l’omicidio di Pasolini. Tutto questo prende vita nell’interessante messa in scena di Ariele Vincenti tratta dall’omonimo libro di Davide Desario. Fabio Avaro interpreta Luigi detto Dumbo per via delle orecchie a sventola ed i personaggi della sua quotidianità.

Il portiere abruzzese sempre incazzato, il sornione insegnante siciliano e poi Frappa, Gettone, Mauretto che morirà di overdose. La borgata vissuta senza consapevolezza come un gioco, come un territorio speciale. Che, però, crescendo acquista spessore e realismo con le siringhe, il film della Fenech, le canne e lo spaccio di “erba” .

Il ritmo è elevato, il linguaggio diretto, le battute in romanesco puro. Si sorride con una vera di amarezza, come capita spesso nella vita. Un atto di amore verso Ostia verso cui il protagonista, ormai cresciuto e residente a Roma, torna spesso per ritrovare le sue radici.

Maurizio Zucchetti

Imbucato teatrale la recensione di “Storie bastarde”

Imbucato teatrale la recensione di “Domani si Recital”

L’accogliente palcoscenico del Barnum è l’ambiente perfetto per questo pomeriggio fra amici, rilassato e piacevole nonostante l’insolito gelo primaverile. Claudia Campagnola e Marco Morandi, sono una coppia molto affiatata e di ben noto talento. Il pretesto è quello di dover preparare, appunto, un Recital e con la complicità di Giorgio Amendolara alle tastiere.

Propongono così una serie di brani letti, recitati e cantati che spaziano dal brillante all’introspettivo, dalla farsa alla tragedia. Calvino, Lucio Dalla, Petrolini, e poi Brecht, Malala e Rino Gaetano. Per finire con la filastrocca popolare ed ovviamente con i successi di Gianni Morandi, che il figlio gestisce con simpatica ironia.

Si sorride, si pensa, ci si diverte e ci si emoziona insieme ai protagonisti attraversando, come spesso succede nella vita, sentimenti molto diversi fra loro. Un bel momento, puro nella sua semplicità e diverso dalle consuete rappresentazioni teatrali, ma che vale senz’altro la pena di sperimentare.

Maurizio Zucchetti