Vaiolo delle scimmie identificato il primo caso in Italia L’Oms avverte “Quadro in rapida evoluzione”

Vaiolo delle scimmie identificato il primo caso in Italia L’Oms avverte “Quadro in rapida evoluzione”

da open.online.it

È stato identificato il primo caso italiano di vaiolo delle scimmie. Lo rende noto lo Spallanzani di Roma: il paziente è un giovane che, rientrato da un soggiorno alle Isole Canarie, si è presentato al pronto soccorso dell’Umberto I. Il quadro clinico «è risultato caratteristico e il virus è stato rapidamente identificato con tecniche molecolari e di sequenziamento genico dai campioni delle lesioni cutanee.

La persona è ricoverata in isolamento in discrete condizioni generali. Sono in corso indagini epidemiologiche e il tracciamento dei contatti». Lo Spallanzani, che sta procedendo con accertamenti anche su altri due casi sospetti, ha sottolineato che «al momento i tre casi osservati e gli altri casi verificatisi negli altri Paesi non presentano segni clinici di gravità». L’Oms ha fatto sapere che «continua a monitorare da vicino la situazione in rapida evoluzione».

Cosa sappiamo del virus

Altri casi di «monkeypox» sono stati trovati nei giorni scorsi in Spagna, Regno Unito, Portogallo e Usa, aumentando i timori che il virus si stia diffondendo silenziosamente fuori dall’habitat in cui si trova generalmente, l’Africa centrale e occidentale. Il vaiolo delle scimmie è una malattia rara che si trasmette per contatto con lesioni e liquidi biologici infetti o esposizione a droplet. Si presenta generalmente con febbre, mialgia, linfoadenopatia e un’eruzione cutanea sulle mani e sul viso simile alla varicella, sintomi che di solito si risolvono spontaneamente entro tre settimane. Il periodo d’incubazione è 6-13 giorni, ma può variare da 5 a 21 giorni.

Bassetti: «Niente panico, ma attenzione»

«Niente panico, perché questo è un virus che, a differenza del Covid-19, si trasmette in maniera più difficile», ha detto all’Agi l’infettivologo Matteo Bassetti, direttore della clinica malattie infettive dell’Ospedale San Martino di Genova. «Ma attenzione e capacità di sfruttare quanto abbiamo imparato negli ultimi due anni in tema di igiene pubblica e condivisione delle informazioni.

È giusto vigilare e informare la popolazione. Questo è un virus che colpiva solo uomini in contatto con le scimmie, ma oggi sembra diffondersi in alcune comunità specifiche e questo è legato, probabilmente, alla modalità di trasmissione e al contatto ravvicinato e prolungato. Bisogna vigilare, perché diffondendosi potrebbe mutare e diventare più contagioso».

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