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“Tutto il bene che si può” di Rye Curtis leggi la recensione

Titolo: Tutto il bene che si può
Autore: Rye Curtis
Genere: narrativa
Editore: Bompiani
Pagine: 320
Prezzo: Euro 18
Prezzo E-book: 11,99

Trama: Cloris Waldrip ha settantadue anni, è devota alla sua chiesa e ama profondamente suo marito, il Signor Waldrip. I due sono in volo per una vacanza lontano dal loro Texas quando un guasto fa precipitare il piccolo aereo da turismo su cui viaggiano, e Cloris è l’unica sopravvissuta. Circondata dalla natura ostile dei Monti Bitterroot e armata solo di ingenuità e di un feroce desiderio di sopravvivere, inizia il lento cammino verso casa.

Poco dopo l’incidente cominciano le ricerche dei superstiti: a guidarle è la ranger Debra Lewis, reduce da un divorzio doloroso e con una grande passione per il Merlot scadente che porta nel thermos al posto del caffè. Mentre Cloris vaga per valli e montagne, vegliata e aiutata dal più improbabile e segreto angelo custode, la ranger Lewis si lancia nella missione di salvataggio come ne andasse della sua vita.

Cloris racconta in prima persona, a distanza di 15 anni, la brutta esperienza vissuta, nella quale ha perso il suo amato marito. La donna è riuscita a sopravvivere nel bosco per diverso tempo e nel corso del romanzo ci verrà raccontato tutto con dovizia di particolari. Invece, la ranger Lewis è l’esatto opposto: una donna con sei problemi di alcolismo, completamente avulsa dal resto della comunità.

Anche la narrazione subisce una profonda spaccatura tra i due racconti. Le vicende di Cloris sono molto più interessanti e coinvolgenti. Certo alcuni racconti sembrano un po’ esagerati, pensando all’età della donna. Però, nel complesso, i capitoli dedicati a lei si leggono con piacere.

Non si può dire lo stesso sulla storia della ranger. I capitoli a lei dedicati sono molto noiosi, le dinamiche che si snodano sono squallide e quasi totalmente fuori contesto.
Perchè è comprensibile che lo scrittore abbia voluto sottolineare le difficoltà della donna, che ricopre un ruolo importante nella comunità, ma certi aneddoti lasciano veramente interdetti.

Lo stile di scrittura è molto complesso e con poca punteggiatura. Che se da una parte, nei racconti Cloris, aiutano a descrivere le sue emozioni e tutto il paesaggio che la circondano, dall’altra, nei racconti della Lewis, ricchi di dialoghi, spesso risultano difficili da seguire. “Tutto il bene che si può” è un discreto romanzo. Ha qualche pecca, come capita spesso nei romanzi d’esordio, ma nella storia di Cloris ci sono veramente ottimi spunti.

Barbara Piergentili
(account Instagram: letture_barbariche)

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