Totti l’uomo che ama la Roma ma che oggi l’ha distrutta

Totti l’uomo che ama la Roma ma che oggi l’ha distrutta

Per chi, come me, vive nella Capitale, oggi è stata una giornata destinata a rimanere nella memoria collettiva. Francesco Totti, già capitano e dirigente, oggi ha dato il suo addio alla Roma, dopo ben 30 anni di militanza. Un gesto forte, fortissimo, probabilmente, il più drastico da immaginare. Fosse stato accompagnato da un silenzio, da uno striminzito comunicato, avrebbe fatto, comunque, molto rumore. Ma lui no, ha preferito chiarire tutto, raccontare la sua verità, in una conferenza stampa (trasformata in one-man show) durata ben 85 minuti. Magari, insomma, sarebbe stato meglio un bel tacere. Però lui è “trasperente”, ci tiene a precisare di “non aver mai mentito ai tifosi” e, con questo motto, ha demolito l’immagine pubblica di Pallotta e soci.

Totti: “I tifosi devono stare sempre vicino alla Roma”. Si, ma di quale Roma parla?

“I tifosi devono stare sempre vicino alla Roma”, sottolinea tra una badilata e l’altra. Ma la domanda è: a quale Roma si riferisce? La sua, cioè quella che, da oggi, non c’è più? O quella attuale, ovvero quella che lotterà per sopravvivergli? Un quesito leggittimo, perché l’ormai ex capitano e dirigente giallorosso, con le sue parole, ha messo una pietra tombale sulla società di Pallotta. Il presidente deve lasciare il club, pensano in molti. Va bene, finché è un auspicio o una speranza. Ma se qualcuno, sotto sotto, sta sperando che, dopo la conferenza stampa odierna, sarà più facile costringerlo a fare un passo indietro, sbaglia di grosso.

Pallotta è un pessimo presidente. Ma la Roma è di chi se la compra.

Si ha il diritto di pensare tutto il peggio sulle capacità umane e manageriali di Pallotta. Però, bisogna partire da un presupposto: lui è il leggittimo proprietario del club. “La Roma è dei tifosi”, diranno gli inguaribili romantici del calcio. In un mondo ideale si, in quello reale, però, la Roma (e il ragionamento vale per tutte le squadre) è di chi se la compra. E la gestisce nel modo che ritiene più opportuno. L’ambiente, poi, ne giudica l’operato come meglio crede. Può incazzarsi, protestare, dare libero sfogo alla passionalità, ma sempre rimanendo all’interno delle regole. E tentare di costringere Pallotta a lasciare la società non rientra nelle appena evocate regole. Per questo le parole di Francesco Totti sono pesanti. Come macigni.

Totti ha “sputato nel piatto in cui ha mangiato”

Perché lui, fino, a qualche ora fa, era ancora un dirigente di quella Roma che, abbiamo scoperto nella conferenza stampa di oggi, non essere la sua. “Non sputo nel piatto in cui ho mangiato”, annuncia. Di fatto, però, è esattemente quello che fa. Perché mette in enorme difficoltà Pallotta e i suoi collaboratori, Franco Baldini soprattutto. Li ha delegittimati. “Lo hanno fatto da soli, con le loro scellerate decisioni”, controbatterà più di qualcuno. Non è così. Le decisioni dei dirigenti si giudicano solo col campo. Non prima. Non in teoria.

Totti l’uomo che ama la Roma ma che oggi l’ha distrutta

E se la Roma, senza Francesco Totti, cominciasse a tornare vincente? Si, perché è bene ricordarlo. La Roma, col suo capitano, in campo o fuori, negli ultimi undici anni, non ha mai vinto un trofeo. E quando Totti lo ricorda a Pallotta, dimentica di ricordarlo prima a sé stesso. Perché il presidente, undici anni fa, non c’era. Lui si. Badate bene: so di essere impopolare. Però, le cose stanno così. Dicevamo: e se la Roma tornasse vincente? Chi oggi piange, domani andrà a festeggiare i trofei? Si, perché il ‘tottismo’ è una filosofia, mentre il calcio professionistico è pragmatismo puro. Qualsiasi bella e romantica teoria, davanti ad trionfo, cade.

Totti non è un tifoso della Roma come gli altri…

Totti mette le “bandiere” davanti alla competenza. Sia chiaro: Franco Baldini ha sbagliato, sbaglia e sbaglierà. Come lui Pallotta, Baldissoni e tutti gli altri dirigenti. Ma non è detto che il buon Francesco sia meglio di loro solo in quanto “romanista”. Mettiamo tutto sul tavolo: i tifosi sono quelli che i soldi alla società li danno. Non quelli che li prendono. E, poco o tanto che sia, Totti è sempre stato pagato per rimanere alla Roma. Sia da calciatore che da dirigente. Perciò è inutile rifugiarsi dietro ai sentimenti: se i giallorossi, a fine anno, staranno festeggiando un titolo, saranno contentissimi. Ed è giusto che sia così. Anche senza l’amatissimo capitano.

Francesco G. Balzano

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