“Serenity – L’isola dell’inganno” la recensione del film

“Serenity – L’isola dell’inganno” la recensione del film

Regia: Steven Knight

Cast: Matthew McConaughey, Anne Hathaway, Jason Clarke, Diane Lane, Djimon Hounsou, Jeremy Strong, Robert Hobbs, Garion Dowds, Kenneth Fok

Genere: Drammatico, Thriller

Durata: 106 min

Voto: ♥

“Serenity – L’isola dell’inganno” – La trama del film

Baker Dill è il capitano di una barca da pesca ritiratosi su una piccola isola al largo della Florida per sfuggire al suo passato. Solitario e facilmente irritabile, Baker trascorre le sue giornate alle prese con i turisti e con Constance, una donna più grande di lui con cui si frequenta. Ma la sua pacifica esistenza, è destinata a volgere al termine. Questo quando la sua sensuale ex moglie, Karen, si presenta da lui con un’agghiacciante richiesta d’aiuto. Uccidere l suo nuovo e violento marito prima che possa fare del male a lei e al figlio. In cambio di 10 milioni di dollari, Karen propone a Baker di portare l’uomo sulla sua barca e gettarlo in pasto agli squali. Il capitano Dill si troverà presto a dover fare i conti con segreti, intrighi e ingegnose macchinazioni. Che porteranno a galla alcune incredibili verità.

“Definirlo un film brutto è limitante per quello che si è visto”

Steven Knight è un apprezzato e valido sceneggiatore, ha scritto lo splendido “La promessa dell’assassino” per Cronenberg e ideato un’interessante serie tv per Netflix (“Peaky Blinders”). Come regista, poi, si è fatto notare con l’ottimo “Locke” e il meno riusciuto, ma comunque apprezzabile, “Redemption”. Insomma, la sua fama lo precedeva, almeno fino a questo insulso “Serenity – L’isola dell’inganno”. Definirlo un film brutto è limitante per quello che si è visto. E’ un thriller, ma del thriller non ha nulla. Talmente soporifero, che verrebbe voglia di uscire dalla sala già all’intervallo. Si, perché, la prima metà della pellicola è interamente ed esclusivamente dedicata a McConaughey intento, inutilmente, a dare la caccia ad un tonno.

“Serenity – L’isola dell’inganno” sembra un’enorme metafora su cosa prova un pescatore dopo una sessione non andata a buon fine

Non succede null’altro, lo spettatore rimane sbigottito e incredulo a guardare il protagonista dannarsi l’anima tra lunghe attese nel tentativo di pescare questo esemplare particolarmente grande. E il film sembra proprio un’enorme metafora su cosa prova un pescatore dopo una sessione non andata a buon fine. Sta lì, immobile, a fissare il vuoto in attesa che qualcosa abbocchi. Quando la corda della sua canna va in tensione, si aspetta di aver svoltato, di aver dato un senso al tempo trascorso in attesa. E, invece, nulla: la preda scappa e a lui non resta altro se non l’amaro in bocca per l’occasione sprecata.

“Il film ‘telefona’ tutte le svolte, ed allora ogni cosa scorre nel binario della prevedibilità”

Lo stesso discorso vale per “Serenity – L’Isola dell’inganno”. Lo spettatore è davanti ad uno schermo sul quale scorrono immagini vuote, prive di significato. L’incrollabile fiducia nella validità della pellicola lo spinge a pazientare, in attesa che la tensione ed il ritmo salgano. Ma è una speranza vana, perché il film ‘telefona’ tutte le svolte, ed allora ogni cosa scorre nel binario della prevedibilità. Quando, nel finale, si prova a mescolare le carte per confondere le idee e creare l’effetto sorpresa, si riesce solo nel primo intento. Con l’arrivo dei titoli di coda, è impossibile non provare un profondo senso di smarrimento, che porta a porsi la fatidica domanda: “Ma cosa ci faccio io qui?”.

“Matthew McConaughey è un bravo interprete, ma non abbastanza da tenere sulle spalle, e far alzare di livello, un film senza né capo né coda”

Che rimane, dunque, da segnalare in una simile catastrofe? Nulla, davvero nulla. Il pubblico femminile potrà ‘consolarsi’ di aver goduto delle grazie di Matthew McConaughey. L’attore statunitense qui si mette a nudo (in senso letterale) e strizza più volte l’occhio alle sue fan accorse in sala. Ma non basta. O, meglio, è poco utile alla causa. Perché i film si reggono su recitazione, scrittura e regia.Si, il divo texano è un bravo interprete, ma non abbastanza da tenere sulle spalle, e far alzare di livello, un film senza né capo né coda. Non è un mattatore, non ruba la scena agli altri colleghi: ha bisogno di una sceneggiatura solida per brillare davvero. E in “Serenity – L’isola dell’inganno” lo script è totalmente maldestro, pieno di lacune ed incapace di dare una direzione, qualsiasi essa sia.

“Questa pellicola è un disastro totale, un’operazione maldestra, curata solo nella copertina”

Stesso discorso vale per Anne Hathaway, penalizzata anche da un orrendo biondo posticcio (ma perché???), che non l’aiuta nemmeno da un punto di vista estetico. Non appare convinta del ruolo, non entra nella parte e, così, il suo peronaggio risulta addirittura inutile, quando, invece, nelle intenzioni, doveva essere fondamentale. Questa pellicola è un disastro totale, un’operazione maldestra, curata solo nella copertina, con un cast pieno zeppo di nomi di prima grandezza (c’è anche Diane Lane). Ma, una volta aperto il libro, dopo appena qualche pagina, gli occhi si fanno pesanti, fino a chiudersi. Meglio, dunque, metterci una pietra tombale sopra e dimenticare tutto in fretta. La prossima volta (speriamo) andrà meglio. Anche perché fare peggio di così sembra davvero impossibile.

Francesco G. Balzano

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