Possibili scenari (non troppo) futuri

Catello Vitiello da Castellammare di Stabia, parlamentare eletto nelle liste del M5S appartenente al Gruppo Misto, espulso dal Movimento perchè massone, ha innescato una miccia che potrebbe portare a fare esplodere questo Governo.

L’occasione è stata il voto segreto sul ddl anticorruzione, nel quale Vitiello era riuscito ad inserire un emendamento sul reato di peculato che annacquava il testo presentato e che è stato approvato dalla Camera con larghi consensi, mettendo in crisi la maggioranza. Il ddl era uno dei cavalli di battaglia del Movimento 5 Stelle che aveva raggiunto un accordo con la Lega in cambio dell’approvazione del Decreto Sicurezza, bandiera di Salvini in campagna elettorale.

Al di là del singolo inciampo, non è il primo della serie, stanno venendo a galla le due diverse visioni degli alleati di Governo sulle cose da fare. Nel frattempo la UE ha bocciato la manovra economica, fatto che metterà ancora di più in difficoltà il Paese per i conti che non quadrano e che sta avendo e avrà ripercussioni negative sulla vita dei cittadini.

Questa prospettiva potrebbe portare ad un cambiamento di rotta da parte di Salvini, che attiverebbe un piano B che si svilupperebbe, per i sondaggi che lo danno in crescita, e per il fatto che il suo rapporto con il Centro Destra è ben saldo ed è corroborato dalle alleanze nelle amministrazioni locali che danno risultati in termini di efficacia e qualità dei servizi.

Se poi pensiamo che nel centrodestra è sicuramente il politico più apprezzato e non ha avversari temibili, è evidente che non ha alcun interesse a creare problemi sotto l’aspetto economico alle componenti produttive della società, che sono presenti nelle fila del Centro Destra. Non dimentichiamo che la Lega è stata un alleato storico e fedele di Berlusconi ai tempi in cui era con Forza Italia il “dominus” della politica italiana e quel cordone ombelicale non si è mai spezzato, anche se sono cambiati i rapporti di forza.

Per un politico senza scrupoli come Salvini, non sarebbe un problema fare marcia indietro sulle posizioni assunte verso la UE,  come gli chiede la componente più influente del suo elettorato. Questo gli potrebbe portare un ulteriore aiuto nella sua corsa verso la poltrona di premier effettivo del Paese e la motivazione per far cadere il Governo sarebbe già pronta: si fida di Di Maio ma non del Movimento 5 Stelle.

Deve perciò preoccuparsi in questa sua espansione verso il Sud dei mal di pancia del suo elettorato nordista per i rischi di una manovra che dirotta importanti risorse verso l’assistenzialismo, sottraendole agli investimenti produttivi. Si sta anche rendendo conto che quel suo progetto di riunire i sovranisti d’Europa in un’alleanza, che dovrebbe diventare dominante con le elezioni per il prossimo Consiglio Europeo, presenta grandi difficoltà sia per i numeri ma soprattutto per i contenuti da inserire nel progetto.

Il fatto che la manovra economica non abbia trovato un solo Paese europeo che si schierasse a favore dell’Itallia, compresi quelli con i quali aveva avuto contatti, come l’Ungheria e l’Austria e che riteneva potessero essere alleati nel costitituendo nuovo Consiglio Europeo, è motivo di riflessione da parte sua e della Lega.

L’Italia può crescere solo attraverso il miglioramento delle infrastrutture e tra queste ci sono le grandi opere come la TAV e la TAP, avversate dai 5 Stelle, ma ci sono anche le piccole opere come gli interventi degli enti locali per scuole, viabilità, trasporti ecc., che sono ferme o vanno a rilento per le posizioni del M5S, il quale per arginare la corruzione, fortemente presente nel Paese, o si oppone o richiede interventi normativi che appesantiscono la già inefficiente burocrazia degli enti locali in generale, ma anche di quelli virtuosi che hanno nella loro disponibilità ingenti risorse da investire in opere pubbliche con grandi benefici sull’occupazione e sul PIL.

Fatte queste premesse aspettiamo l’evolversi degli avvenimenti sperando che gli sviluppi possano alleggerire le preoccupazioni che vengono manifestate in modo sempre più pressante da chi ha veramente a cuore le sorti dell’Italia e cioè la “Società Civile”.

Mario Balzano