“Petra” prima stagione la recensione

“Petra” prima stagione la recensione

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Regia: Maria Sole Tognazzi
Cast: Paola Cortellesi, Andrea Pennacchi, Diego Ribon, Simone Liberati, Riccardo Lombardo, Antonio Zavattieri, Nicoletta Robello, Fabio Morici, Cristina Pasino
Genere: Miniserie Tv, Poliziesco
Numero episodi: 4
Voto: ♥♥♥ (su 5)

“Petra” prima stagione la recensione

Petra Delicato (Paola Cortellesi) è una donna con due matrimoni alle spalle, entrambi falliti, dopo i quali ha deciso di essere stufa del romanticismo. I contatti interpersonali, in generale, non hanno mai avuto grande importanza per lei. Vuole soltanto stare alla larga dalle altre persone, ed è per questo che le piace il suo lavoro negli archivi della polizia. Almeno lì trova la sua pace. Tutto cambia quando, dopo un turno di notte, l’ex avvocato deve interrogare una giovane vittima di stupro. Questo insieme al molto più affidabile poliziotto Antonio Monte (Andrea Pennacchi), col quale si ritrova addirittura a seguire tutte le indagini. E non sarà l’unico caso che l’improbabile duo dovrà risolvere insieme.

Anche se Alicia Giménez Bartlett ha pubblicato più di venti romanzi dal 1984 ad oggi, la scrittrice spagnola resta famosa per i suoi thriller polizieschi. Quelli con protagonista la poliziotta Petra Delicado, alle prese con casi molto difficili da risolvere. Dal 1996 si è occupata di moltissimi omicidi e il dodicesimo volume della serie, “Autobiografia di Petra Delicado”, è stato pubblicato soltanto lo scorso anno.

Nel 1999, poi, è nata una serie tv basata sulle sue storie, composta da 13 episodi. Ma è stato molto tempo fa, ed è per questo che si è presa la decisione di provare a capitalizzare un po’ di più la popolarità acquisita con una seconda serie. Tuttavia, non si tratta di un sequel. Non solo il cast è cambiato del tutto, ma anche l’ambientazione si è spostata dalla Spagna all’Italia e il cognome, Delicado, è diventato Delicato.

In “Petra”, poi, si ricomincia tutto da zero. Così, Petra non è già una poliziotta, ma scivola in questo compito per caso, a causa di una grave mancanza di personale. Questo, probabilmente, serve per giustificare il fatto che abbia idee alquanto singolari a proposito di legge e ordine. Nel primo episodio, ad esempio, riesce a scioccare Monte, ma anche il pubblico, quando umilia allegramente un sospettato durante l’interrogatorio, mostrando un’evidente inclinazione al sadismo.

E durante tutta la serie fornisce abbastanza ragioni per far capire perché i suoi due matrimoni sono miseramente falliti. La diplomazia e la delicatezza non sono estattemente i suoi punti forti. Così come è chiaro che l’empatia non le interessa e la cooperazione significa semplicemente che gli altri fanno quello che lei ordina.

In generale, la protagonista sembra un personaggio un po’ troppo artificioso e forzato. In fin dei conti, lo spunto migliore di questa serie lo offre proprio la purezza del rapporto tra Delicato e Monte. Un buon motivo per vedere la serie, senz’altro, ma rimane più di qualche perplessità sul personaggio che dà il titolo alla serie, troppo arrogante ed invadente per creare una vera empatia col pubblico. Non si può nemmeno dire che la sua scarsa attitudine alla socialità sia compensata dalla sua genialità, anzi. Sappiamo che, in passato, Petra è stata un avvocato di successo solo perché ci viene detto, non perché si evincano i motivi dalla serie.

I casi, poi, oscillano tra il banale ed il bizzarro, Dopo l’episodio iniziale su uno stupratore , “Giorno da cani” si concentra, appunto, sul traffico di cani, in “Messaggeri dell’oscurità” le viene spedito un membro mozzato e, infine, in “Morti di carta” è alle prese con un enorme ricatto. Dunque, la gamma di temi affrontata è ampia e apprezzabile, così come il lavoro investigativo classico svolto dal duo di protagonisti. Mentre molte serie poliziesche in voga oggi hanno un po’ perso l’aspetto criminologico per concentrarsi su cose completamente diverse, “Petra” è senz’altro da consigliare agli appassionati del noir vecchio stile.

Nonostante, però, i colpi di scena non manchino, a risultare deficiatria è l’attinenza con la realtà, cioè quella mancanza di verosimiglianza che rende impossibile il tentativo degli spettatori di risolvere il caso da soli. Nell’offerta di genere pesantemente sovraffollata, dunque, questa serie risulta un po’ carente di buoni motivi per farsi preferire alle altre, anche se rimane, comunque, un buon titolo.

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