Papa Francesco a Bagdad “Un dovere verso una terra martoriata”

Papa Francesco a Bagdad “Un dovere verso una terra martoriata”

Gian Guido Vecchi per corriere.it

«Tacciano le armi! Se ne limiti la diffusione, qui e ovunque!». Francesco parla nel palazzo presidenziale di Baghdad che fu la residenza di Saddam Hussein e per qualche tempo ambasciata americana. E le prime parole del suo viaggio in Iraq, dopo il colloquio con il presidente della Repubblica Barham Salih, sono rivolte alle autorità del Paese e agli ambasciatori, la comunità internazionale.

Il Papa ricorda che «l’Iraq ha patito i disastri delle guerre, il flagello del terrorismo e conflitti settari. Spesso basati su un fondamentalismo che non può accettare la pacifica coesistenza di vari gruppi etnici e religiosi, di idee e culture diverse. Tutto ciò ha portato morte, distruzione, macerie tuttora visibili, e non solo a livello materiale. I danni sono ancora più profondi se si pensa alle ferite dei cuori di tante persone e comunità, che avranno bisogno di anni per guarire». Ed il suo tono è accorato, esclama: «Cessino gli interessi di parte, quegli interessi esterni che si disinteressano della popolazione locale. Si dia voce ai costruttori, agli artigiani della pace! Ai piccoli, ai poveri, alla gente semplice, che vuole vivere, lavorare, pregare in pace. Basta violenze, estremismi, fazioni, intolleranze!».

“Equa distribuzione dei vaccini per tutti”

Francesco è atterrato quando in Italia era mezzogiorno, indossando la mascherina che ha tenuto anche durante il volo da Roma, accolto dal premier Mustafa Al-Kadhimi. Nelle strade di Bagdad, chiuse al traffico lungo il percorso verso il Palazzo presidenziale, si è spostato con un’auto blindata. È il primo Papa dalle storia a raggiungere «questa terra, culla della civiltà strettamente legata, attraverso il Patriarca Abramo e numerosi profeti, alla storia della salvezza. E alle grandi tradizioni religiose dell’Ebraismo, del Cristianesimo e dell’Islam».

Una visita che «avviene nel tempo in cui il mondo intero sta cercando di uscire dalla crisi della pandemia da Covid-19». Il pontefice torna a chiedere «un’equa distribuzione dei vaccini per tutti». Ma da una crisi, ripete, «non si esce uguali a prima: si esce o migliori o peggiori». Così ora «si tratta di uscire da questo tempo di prova migliori di come eravamo prima, di costruire il futuro più su quanto ci unisce che su quanto ci divide».

“Nessuno sia considerato cittadino di seconda classe”

Più tardi andrà nella Cattedrale Siro-Cattolica di Nostra Signora della Salvezza. Per ricordare il martirio dei 46 fedeli e due sacerdoti uccisi dai terroristi islamisti, durante la Messa, il 31 ottobre 2010, di tutti i cristiani perseguitati da Daesh nel corso degli anni. Specie a partire dall’occupazione della piana di Ninive nel 2014. Ora , «tra i tanti che hanno sofferto», ricorda in particolare «gli yazidi, vittime innocenti di insensata e disumana barbarie, perseguitati e uccisi a motivo della loro appartenenza religiosa. la cui stessa identità e sopravvivenza è stata messa a rischio».

Questo è il punto, adesso: «Solo se riusciamo a guardarci tra noi, con le nostre differenze, come membri della stessa famiglia umana, possiamo avviare un effettivo processo di ricostruzione. E lasciare alle future generazioni un mondo migliore, più giusto e più umano». La terra di Abramo, «padre di tutti i credenti», può essere un laboratorio di cambiamento. Il Papa chiede che «nessuno sia considerato cittadino di seconda classe». E spiega : «La diversità religiosa, culturale ed etnica, che ha caratterizzato la società irachena per millenni, è una preziosa risorsa a cui attingere. Non un ostacolo da eliminare. Oggi l’Iraq è chiamato a mostrare a tutti, specialmente in Medio Oriente, che le differenze, anziché dar luogo a conflitti, devono cooperare in armonia nella vita civile».

Papa Francesco a Bagdad “Un dovere verso una terra martoriata”

Il tono di Bergoglio è solenne: «Vengo come penitente che chiede perdono al Cielo e ai fratelli per tante distruzioni e crudeltà. Vengo come pellegrino di pace, in nome di Cristo, Principe della Pace. Quanto abbiamo pregato, in questi anni, per la pace in Iraq! San Giovanni Paolo II non ha risparmiato iniziative, e soprattutto ha offerto preghiere e sofferenze per questo. E Dio ascolta, ascolta sempre! Sta a noi ascoltare Lui, camminare nelle sue vie». Si tratta di «saperci responsabili della fragilità degli altri», prosegue il Papa: «Penso a coloro che, a causa della violenza, della persecuzione e del terrorismo hanno perduto familiari e persone care, casa e beni primari. Ma penso a tutta la gente che lotta ogni giorno in cerca di sicurezza e di mezzi per andare avanti, mentre aumentano disoccupazione e povertà».

In questo ha un ruolo decisivo la religione che «per sua natura dev’essere al servizio della pace e della fratellanza». Ripete: «Il nome di Dio non può essere usato per «giustificare atti di omicidio, di esilio, di terrorismo e di oppressione». Sono le parole del «Documento sulla fratellanza umana» firmato il 4 febbraio 2019 ad Abu Dhabi con l’imam Al-Tayyib, grande Imam di al-Azhar e massima autorità dell’islam sunnita. Sabato, qui in Iraq, Francesco incontrerà nella moschea di Ali il grande ayatollah Al-Sistani, la figura più autorevole dell’islam sciita di Najaf. Francesco ha ricordato che «è indispensabile in tal senso assicurare la partecipazione di tutti i gruppi politici, sociali e religiosi e garantire i diritti fondamentali di tutti i cittadini». Ora conclude «L’antichissima presenza dei cristiani in questa terra e il loro contributo alla vita del Paese costituiscono una ricca eredità, che vuole poter continuare al servizio di tutti. La loro partecipazione alla vita pubblica, da cittadini che godano pienamente di diritti, libertà e responsabilità, testimonierà che un sano pluralismo religioso, etnico e culturale può contribuire alla prosperità. E all’armonia del Paese.

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