Nuovo Dpcm Natale 2020 no agli spostamenti tra Regioni e scuole chiuse un altro mese

Nuovo Dpcm Natale 2020 no agli spostamenti tra Regioni e scuole chiuse un altro mese

Monica Guerzoni e Fiorenza Sarzanini per corriere.it

Il rischio che la Befana porti con sé la terza ondata del virus fa paura. Eppure il governo sta pensando di non imporre un numero massimo di persone alla tavola di Natale. Il confronto riprenderà oggi e la strada che i ministri Francesco Boccia e Roberto Speranza hanno indicato a governatori e sindaci in vista del Dpcm del 4 dicembre è «tirare il freno, per scongiurare la terza ondata. Mentre si cerca di vaccinare le persone». Nel periodo delle festività gli spostamenti tra regioni saranno vietati, anche in fascia gialla. E a dispetto del parere degli scienziati le scuole superiori torneranno in presenza soltanto dopo il 7 gennaio. «Altri sacrifici sono necessari — chiede pazienza Giuseppe Conte —. Sarà un Natale diverso, o a gennaio rischiamo un alto numero di decessi».

Le fasce di rischio

Il sistema di monitoraggio rimane impostato su tre fasce di rischio, finché il tavolo tra governo e Regioni non avrà messo a punto le modifiche. Sulla base dei criteri del Dpcm del 3 novembre venerdì Lombardia e Piemonte potranno lasciare la zona rossa per quella arancione. Il tema di cui Conte ha discusso con i capi delegazione è come dosare le nuove restrizioni. Necessarie a scongiurare una nuova esplosione di contagi. La linea di Speranza di «potenziare la zona gialla» è condivisa dai sindaci. «Il sistema delle zone sta funzionando, ma bisogna tenere duro», sprona il presidente dell’Anci Antonio Decaro. Sulle perdite economiche che i nuovi divieti provocheranno, sindaci e governatori pretendono garanzie. «Se chiudete le piste da sci dovete chiudere le frontiere nazionali per impedire la concorrenza di altri Paesi come Austria e Svizzera».

Nuovo Dpcm Natale 2020 no agli spostamenti tra Regioni e scuole chiuse un altro mese – Scuole chiuse, confini regionali e seconde case

I presidenti delle Regioni non vogliono saperne di riaprire i licei prima del 7 gennaio. Il loro stop unanime è in sintonia con la prudenza invocata dal ministro della Salute. Per convincere i presidenti ad accettare la chiusura dei confini tra regioni, Speranza ha ricordato il picco di spostamenti a Ferragosto: «No al liberi tutti». Rimane la possibilità di tornare a casa, per il resto le deroghe saranno limitate a pochi «casi di necessità». Come andare dai genitori anziani o da un nonno rimasto solo, sempre con autocertificazione.

Oggi per Conte è una «giornata importante». Il premier si aspetta che l’indice Rt scenda a 1 e ritiene che «sarebbe un bel segnale» vedere che molte regioni rosse passano all’arancione o al giallo. Se prima delle festività tutta Italia sarà nella fascia di rischio più bassa, dalle aree gialle ci si potrà trasferire nelle seconde case. Anche in un comune diverso da quello di residenza: senza però superare i confini regionali. In fascia arancione o rossa il trasferimento fuori dal proprio comune non è consentito.

Ristoranti, negozi, coprifuoco, viaggi e sci

L’idea del fronte del rigore è che bar e ristoranti debbano chiudere alle 18 anche durante le feste. Ma le Regioni protestano. Per il governatore della Liguria Giovanni Toti «se davvero si vuole aiutare economicamente le attività avrebbe più senso tenere i ristoranti aperti la sera e chiusi a pranzo. Visto che sono chiusi uffici e scuole». Ancora da decidere l’orario dei negozi. Chi sperava in un allentamento del coprifuoco resterà deluso. Se nei giorni scorsi era trapelato il desiderio di Conte di far rientrare gli italiani a casa dopo la mezzanotte il 24 dicembre, Boccia ha gelato le attese.

«Non sarebbe un’eresia far nascere Gesù Bambino due ore prima, eresia è non accorgersi dei malati». Coprifuoco alle 22 anche a Natale e a Capodanno, insomma. E il cenone? «Bisogna limitare il numero dei commensali», sprona Speranza. Ma Conte frena e così i renziani. «Il sistema delle vacanze invernali riaprirà quando l’epidemia si sarà raffreddata», ha detto Boccia agli enti locali. Promettendo ristori «per tutte le attività che non potranno aprire». Quanto ai viaggi, al ritorno dall’estero bisognerà fare il tampone o stare due settimane in quarantena.

“CONTE GUARDA AL SUO GRADIMENTO MENTRE IL PAESE CADE A PEZZI