“L’Ufficiale e la Spia” la recensione del film

“L’Ufficiale e la Spia” la recensione del film

Distribuzione: 01distribution.it

Regia: Roman Polanski
Cast: Jean Dujardin, Louis Garrel, Emmanuelle Seigner, Mathieu Amalric, Melvil Poupaud, Damien Bonnard, Denis Podalydès, Vincent Grass, Grégory Gadebois, Wladimir Yordanoff, Didier Sandre
Genere: Drammatico, Thriller, Biografico
Durata: 126 minuti
Voto: ♥♥♥ 1/2

La trama

Siamo nel 1895, precisamente in gennaio. Nel cortile dell’École Militaire di Parigi l’ufficiale dell’esercito francese, Georges Picquart (Jean Dujardin), assiste alla condanna all’esilio del giovane Alfred Dreyfus. Quest’ultimo, di origine ebraica, viene definito “informatore del nemico”. Perciò, è punito con l’esilio nella remota Regione del Diavolo. Dopo l’arresto di Alfred Dreyfus, Picquart viene promosso e messo a capo dell’unità di controspionaggio militare. Durante la carica si rende conto che, nonostante Dreyfus sia stato esiliato, le informazioni segrete francesi giungono ugualmente alle orecchie tedesche. L’ufficiale si convince che il suo collega è stato accusato ingiustamente e che la spia è ancora tra loro.

Un’opera di gran valore, sia da un punto di vista storico, sia da un punto di vista, più banalmente, estetico.

Ispirato dalla visione di “Emilio Zola”, film datato 1937 e firmato da William Dieterle, Roman Polanski porta sul grande schermo questo “L’ufficiale e la spia”. La pellicola è stata pure presentata all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, ma ha fatto parlare di sé più per le polemiche alzate dal regista, che non per i meriti artistici. Un errore, perché stiamo parlando di un’opera di gran valore, sia da un punto di vista storico, sia da un punto di vista, più banalmente, estetico.

Un film storico ma, al contempo, anche estremamente attuale

“L’ufficiale e la spia” è un film storico, dicevamo, ma, al contempo, è anche estremamente attuale. La scandalosa vicenda Dreyfus serve al regista per parlare della società moderna, dove il potere si costruisce sulla base di continue fake-news. La rete di internet è diventata un lordume dove è impossibile distinguere il vero dal falso, ciò che viene detto scritto per reale convinzione e ciò che è portato avanti per schifoso vantaggio personale. Ed ecco che in un letamaio simile si erge, eroica, la figura di Picquart. Un uomo, almeno inizialmente, normale, con i suoi preconcetti e idee tutt’altro che condivisibili come l’antisemitismo, ad esempio.

Roman Polanski, con la maestria propria solo dei grandi autori, costruisce attorno a Picquart un aura da figura (quasi) mitologica

Però il protagonista è, soprattutto, un amante della verità. Talmente tanto da mettere da parte ogni sua convinzione e donare il suo impegno civile per difendere chi, come Dreyfus, pur essendogli tutt’altro che simpatico, è vittima di una palese ingiustizia. Roman Polanski, con la maestria propria solo dei grandi autori, costruisce attorno a lui un aura da figura (quasi) mitologica. Picquart diventa, quindi, l’esempio che tutti dovremmo seguire, oggi come ieri. E a far sì che questa costruzione diventi cinematograficamente perfetta contribuisce, in maniera determinante, la sorprendentemente meravigliosa interpretazione di Dujardin, al suo primo ruolo puramente drammatico.

“L’Ufficiale e la Spia” la recensione del film

Al netto di una prima parte, purtroppo, eccessivamente prolissa “L’ufficiale e la spia” rimane un film meritorio. Perché racconta una storia valida con una sceneggiatura ottimamente scandita, e mette sotto i riflettori una persona come Picquart, che ha saputo mettere da parte la propria miseria umana, sublimata da alcuni spregevoli pregiudizi, in nome del valore più alto di tutti: la verità. Polanski si dimostra, una volta di più, autore di prima grandezza, capace di utilizzare la Storia ed il grande schermo per veicolare messaggi importanti. Un vademecum per tutti su come trasformare il cinema in Cinema.

Francesco G. Balzano

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