La Cina: dal comunismo alla globalizzazione

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“La Cina è vicina”, titolava un film degli anni sessanta. Era la Cina di Mao Tse Tung. Capo di uno Stato comunista che esportava ideologia politica per avere l’egemonia in tutto il mondo di quell’epoca. Da realizzare attraverso rivoluzioni violente contro i governi e conquistare il potere introducendo regimi similari. Su cui esercitare la propria influenza.

Sono passati decenni, l’ideologia comunista è stata sconfitta in tutti gli Stati. Anche quelli che l’avevano adottata. Siamo arrivati ad avere Stati ispirati da ideologie liberali in un mondo globalizzato.

Le mire espansionistiche però non sono tramontate. Ma non sono più affidate alla sola potenza militare, ma a quella economica. Questa è diventata l’arma più efficace per le politiche di espansione delle grandi potenze.

La Cina con la sua potenza economica si è collocata al secondo posto nel mondo. Seconda solo agli Stati Uniti, con una crescita però che lascia spazio alla previsione di arrivare al primo posto.

E’ impegnata a consolidare la propria potenza e da tempo ha iniziato a mettere in campo strategie per espandere la sua influenza nel mondo. Prima in Africa e adesso nel Vecchio Continente, approfittando della debolezza delle economie di alcuni Paesi.

Infatti il primo Paese su cui ha investito è stata la Grecia, dove ha comprato il porto del Pireo, che in passato è stato il porto più importante del Mediterraneo. Ora sta continuando in questa politica. Potendo contare su un’economia, in parte liberalizzata, ma comunque controllata. Indirizzata da un potere centrale forte e decisorio sulle scelte di politica internazionale. E’ questo che decide dove indirizzare l’espansione economica. Per realizzare quell’influenza che lo porterà a controllare, non solo l’economia ma le scelte politiche degli Stati.

La Cina vuole conquistare l’Italia e gli USA e L’Europa sono preoccupati

Gli USA, ma anche l’Europa, sono preoccupati. Perchè sanno che, se dovesse andare a buon fine questa strategia, perderebbero. I primi, gli USA, il controllo di quel mondo occidentale formatosi a seguito della seconda guerra mondiale. L’altra, l’Europa, l’indipendenza economica, ma anche le conquiste sociali che la rendono nel mondo la regina dei diritti civili.

C’è tutto questo in ballo negli accordi che si stanno realizzando tra Italia e Cina sulla cosiddetta “via della seta”. La Cina vuole i porti italiani, quello di Genova e quello di Trieste. Per far transitare le proprie merci, tutte a prezzi inferiori. Per portarle in Italia e in Europa, offrirà capitali realizzati con il surplus di bilancio di tutti questi anni. In questo modo può acquistare aziende strategiche per il nostro e gli altri Paesi più indebitati dell’Europa. Comprerà i nostri titoli di Stato, anche se deprezzati, e si assicurerà il controllo delle economie di questi Stati.

Di Maio e Salvini stanno vendendo l’Italia alla Cina perché hanno finito i soldi

Il Governo italiano sta cercando di rassicurare tutti i partners occidentali, ma soprattutto gli USA, sulle alleanze. Rassicurazioni che valgono quanto possono valere. L’Italia, infatti ha le necessità economiche di un Paese che ha un debito pubblico enorme ed è in recessione. Ma ha anche un bisogno impellente di capitali.

Anche il Capo dello Stato si è mosso per rassicurare gli USA e l’Europa. L’ha fatto appoggiando il governo nella promessa di escludere dagli accordi (lo chiamano memorandum, ma è vincolante) settori strategici. Accordi che comprometterebbero il ruolo degli Stati Uniti, irritati e preoccupati al punto di minacciare ritorsioni.

Purtroppo questa è la situazione in cui si è cacciato il nostro Paese con le politiche economiche contenute nella legge di bilancio. Tutto ciò non lascia ben sperare che si possa sfuggire all’abbraccio dei cinesi. Già comunque ben presenti nel Paese e, guarda caso, soprattutto nella sua capitale economica, Milano.

In questa circostanza sarebbe stato utile avere un Governo che avesse le idee chiare e capacità di guardare al futuro. Mentre ne abbiamo uno che litiga su tutto ed è impegnato solo a mantenere il consenso elettorale. E a salvaguardare le poltrone. “Ahi! Serva Italia, di dolore ostello” declamava il Sommo Poeta, Dante, ma potremmo farlo anche oggi, purtroppo!

Mario Balzano

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