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“L’età straniera” di Marina Mander leggi la recensione

Titolo: L’età straniera
Autore: Marina Mander
Genere: Narrativa
Editore: Marsilio Editore
Pagine: 176
Prezzo: Euro 16,00
Prezzo e-book: Euro 9,99

Leo non studia molto, ma è bravo a scuola. Non fuma tanto, ma un po’ d’erba sì. Ha una madre, Margherita, che lavora come assistente sociale e un padre che è stato matematico, è stato intelligente, è stato vivo l’ultima volta nel mare e poi è scomparso tra le onde con il pigiama e le ciabatte. Leo odia i pigiami, le ciabatte e non si fida più del mare, forse di nessuno.

Odia tutte le cose fino a quando nella sua vita non arriva Florin, un ragazzino rumeno che non studia, non ha una casa, non ha madre né padre – o magari sì ma non ci sono – e si prostituisce. Florin si prostituisce e la madre di Leo decide di ospitarlo, sistemandolo nella camera del figlio, perché l’appartamento è piccolo e perché «forse potete farvi bene l’un l’altro».

Florin che fa l’amore con tutti e Leo che non ha mai fatto l’amore con nessuno condividono la stessa stanza. Leo pensa di odiare Florin, che comunque è meglio di una cosa, è vivo. Leo è tutto cervello e Florin è tutto corpo: questo pensa Leo, che racconta la storia. La “scimmia” lo chiama, come una delle tre scimmiette: Iwazaru, quella che non parla.

In realtà entrambi i ragazzi sono ancora forti di una fragile interezza, perché sono adolescenti e hanno ferite profonde ma corpi e sentimenti giovani. Comincia così, tutta storta, l’avventura del loro viaggio a occidente, fra estraneità e appartenenza.

“L’età straniera” di Marina Mander (finalista al Premio Strega 2019) lo possiamo far rientrare nella categoria dei romanzi di formazione. Infatti assistiamo alla crescita di Leo, il protagonista. Un adolescente con i classici problemi della sua età ma aggravati dalla scomparsa del padre. E proprio la sua morte rende la vita del ragazzo e del resto della famiglia un continuo cercare di isolarsi e odiare il mondo (Leo)e un voler aiutare il prossimo (la madre).

Il punto di svolta è l’arrivo di Florin, il ragazzo rumeno che si prostituisce per povertà. La convivenza tra i ragazzi non è facile, sono molti distanti tra loro, ma allo stesso tempo così vicini. Il romanzo scrive in maniera molto delicata ma incisiva tutte le inquietitudini, i problemi, inadeguatezza dei due giovani.

Il romanzo è un flusso continuo di pensieri di Leo. E con i suoi occhi vediamo la difficoltà di rapportarsi con gli altri, tanto più se straniero. Non è assolutamente un libro facile, perchè il lettore viene letteralmente travolto dalle riflessioni del protagonista. Non c’è mai un momento di tregua e soprattutto i momenti sereni vengono subito cancellati o nascosti I sogni di Leo sono terribili tanto quanto è triste e cruda la realtà della vita di Florin.

Barbara Piergentili

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