Imbucato teatrale la recensione di “Non è un peccato toccare la gambe dei ragazzi”

Imbucato teatrale la recensione di “Non è un peccato toccare la gambe dei ragazzi”

In scena a Il cantiere spazio teatrale 

Il reading messo in scena da Alessandro Sena investiga sul controverso rapporto fra Fede e Sesso, che negli anni fra le due Guerre Mondiali portava i fedeli francesi a chiedere consiglio all’Abate Viollet, redattore della rivista dell’Associazione del Matrimonio Cristiano. Cristiano Leopardi, Jacopo Pelliccia e Vittoria Rossi interpretano con eleganza minimalista e con l’aiuto di interessanti inserti musicali gli estensori delle varie missive. Caratterizzandoli efficacemente con un accessorio o un atteggiamento. Dal militare che chiede un’impossibile scelta fra castità ed accettazione della prole ai genitori preoccupati dalle “strane” abitudini della figlia di 22 mesi.

Dall’algida signorina di buona famiglia, poi, al giovane sconvolto dalla scoperta della propria omosessualità. Si tratta di persone semplici, credenti, travolte dal senso di colpa. Per il contrasto, dunque, fra la propria natura ed i rigidi dogmi di un catechismo inflessibile. Un racconto pacato, insomma, che descrive con leggerezza un sistema di manipolazione che forse non è così sepolto nel passato come pensiamo. E che, ad ogni modo, ha senz’altro il merito di testimoniare che il teatro è sempre vivo, e che ha tanto da raccontare.

Maurizio Zucchetti

La recensione di “Oh Diss’ea”

Imbucato teatrale la recensione di “Oh Diss’ea”

Roberto Ciufoli, Simone Colombari e Max Paiella portano in scena un divertissement che ripercorre il classico dei classici greci. Con la consueta verve ed ironia accompagnati, o meglio per meglio dire disturbati, dalle brillanti parodie del simpatico musicista.

L’inizio con la più classica delle recitazioni, i Feaci e Calipso, Circe (al Circeo) e Polifemo, i Proci ed il cane Argo. Fino a Penelope che, rivedendo il suo sposo dopo 30 anni, appunto disse “Oh!”. Sessanta minuti abbondanti in un crescendo di battute, giochi di parole e sottolineature musicali. Coinvolgendo il pubblico che ride e si diverte.

Al di là dell’indubbio talento degli interpreti va sottolineata la voglia di esserci, di testimoniare in questo momento difficile dal futuro incerto l’amore per il teatro. E la necessità pressante, quasi fisica, di salire sul palcoscenico per incontrare nuovamente il pubblico: chapeau!

Maurizio Zucchetti