Imbucato teatrale la recensione di “A piedi nudi nel parco”

Imbucato teatrale la recensione di “A piedi nudi nel parco”

In scena al Teatro Flavio

La classica commedia di Neil Simon, dalla quale fu tratto un fortunato film con Robert Redford e Jane Fonda. Ci racconta le peripezie di una coppia di giovani sposi alle prese con un appartamento all’ottavo piano, con la madre di lei e con l’ineffabile vicino Victor Velasco.

La messa in scena di Dario De Francesco è molto rispettosa del testo e, al netto di qualche calo di tensione recitativa forse dovuto all’emozione della prima, rende bene l’atmosfera della New York degli anni ’60. I quattro protagonisti si muovono sulla scena con buon affiatamento. Esprimendo efficacemente il diverso modo di affrontare la vita dei loro personaggi, fino all’immancabile lieto fine. Piacevoli le incursioni dell’uomo dei telefoni, sottolineate dall’onnipresente tormentone pubblicitario.

In chiusura vorrei esprimere il mio dispiacere per la decisione di chiudere i teatri. Oltre a penalizzare fortemente un settore fin troppo depresso, non trova alcuna rispondenza nei numeri. Dal giugno ad oggi, fra le diverse migliaia di spettatori che in tutta Italia hanno assistito agli spettacoli, uno solo ha contratto il Covid-19!

Maurizio Zucchetti

Imbucato teatrale la recensione di “Non è un peccato toccare la gambe dei ragazzi”

Imbucato teatrale la recensione di “Non è un peccato toccare la gambe dei ragazzi”

Il reading messo in scena da Alessandro Sena investiga sul controverso rapporto fra Fede e Sesso, che negli anni fra le due Guerre Mondiali portava i fedeli francesi a chiedere consiglio all’Abate Viollet, redattore della rivista dell’Associazione del Matrimonio Cristiano. Cristiano Leopardi, Jacopo Pelliccia e Vittoria Rossi interpretano con eleganza minimalista e con l’aiuto di interessanti inserti musicali gli estensori delle varie missive. Caratterizzandoli efficacemente con un accessorio o un atteggiamento. Dal militare che chiede un’impossibile scelta fra castità ed accettazione della prole ai genitori preoccupati dalle “strane” abitudini della figlia di 22 mesi.

Dall’algida signorina di buona famiglia al giovane sconvolto dalla scoperta della propria omosessualità. Si tratta di persone semplici, credenti, travolte dal senso di colpa. Per il contrasto fra la propria natura ed i rigidi dogmi di un catechismo inflessibile. Un racconto pacato, che descrive con leggerezza un sistema di manipolazione che forse non è così sepolto nel passato come pensiamo. E che ha senz’altro il merito di testimoniare che il teatro è sempre vivo, e che ha tanto da raccontare.

Maurizio Zucchetti