Imbucato teatrale la recensione de “Il viaggio di Alice”

Imbucato teatrale la recensione de “Il viaggio di Alice”

Dario D’Ambrosi, attore professionista di cinema, teatro e televisione, da 40 anni coltiva un sogno un po’ folle. Avvicinare al teatro le persone con disagi psichici non con il paternalismo del “facciamogli fare qualcosa, tanto … “. Ma in modo professionale, non tentando di omologarle. Anzi, insegnandogli ad esprimere la loro diversità per renderla peculiare e caratterizzante.

Per questo è nato il Teatro Patologico, ed il “Corso di Formazione Sperimentale in Teatro Integrato dell’Emozione”. In occasione del conferimento a D’Ambrosi del titolo di Professore Emerito da parte del Rettore dell’Università di Tor Vergata, che partecipa al progetto rilasciando Diplomi Universitari al termine del corso, è andato in scena “Il Viaggio di Alice”. Liberamente ispirato al celeberrimo racconto di Lewis Carrol.

Alice, il Bianconiglio, il Cappellaio Matto, La Regina e tutti gli altri personaggi sono stati interpretati da attori con disabilità a vario livello. Uniti da una determinazione ed una concentrazione che lasciava fluire libero il loro talento. Al di là delle interessanti soluzioni sceniche che hanno permesso la gestione dello spettacolo, è importante sottolineare la gioia pura. Quella che si rifletteva negli occhi degli attori nel finale fra gli applausi. Sentimento che premia per il lavoro fatto ed incoraggia a continuare.

Maurizio Zucchetti

Imbucato teatrale la recensione di “Storie bastarde”

Imbucato teatrale la recensione di “Storie bastarde”

La Nuova Ostia degli anni ’70 con le sue bande di ragazzini vocianti, il primo affacciarsi della Banda della Magliana e l’omicidio di Pasolini. Tutto questo prende vita nell’interessante messa in scena di Ariele Vincenti tratta dall’omonimo libro di Davide Desario. Fabio Avaro interpreta Luigi detto Dumbo per via delle orecchie a sventola ed i personaggi della sua quotidianità.

Il portiere abruzzese sempre incazzato, il sornione insegnante siciliano e poi Frappa, Gettone, Mauretto che morirà di overdose. La borgata vissuta senza consapevolezza come un gioco, come un territorio speciale. Che, però, crescendo acquista spessore e realismo con le siringhe, il film della Fenech, le canne e lo spaccio di “erba” .

Il ritmo è elevato, il linguaggio diretto, le battute in romanesco puro. Si sorride con una vera di amarezza, come capita spesso nella vita. Un atto di amore verso Ostia verso cui il protagonista, ormai cresciuto e residente a Roma, torna spesso per ritrovare le sue radici.

Maurizio Zucchetti