“Il primo Natale” la recensione del film

“Il primo Natale” la recensione del film

Distribuzione: Medusa Film

Regia: Salvatore Ficarra, Valentino Picone
Cast: Salvatore Ficarra, Valentino Picone, Massimo Popolizio, Roberta Mattei, Giacomo Mattia, Giovanna Marchetti
Durata: 100 minuti
Genere: Commedia
Voto: ♥♥♥

La trama

Il palermitano Salvo è un ladro di sacre reliquie, ma non è affatto credente e vede nei suoi santi furti solo un’occasione di arricchimento. Valentino è un prete che esercita nel paesino siculo ed è fortemente affascinato dal presepe e dall’incanto che la sacra composizione suscita nei fedeli. Tanto da realizzarne uno vivente nella sua parrocchia con una statua al posto di Gesù Bambino. Quando Salvo, mosso dal clamore suscitato dall’iniziativa di don Valentino, decide di rubare la statua, non si aspetta che il suo mondo ateo e quello cristiano si scontreranno in pieno.

Al bando volgarità e nudismi per far spazio a equivoci e battute sapientemente costruite

Ficarra e Picone, fin dagli esordi al cinema, hanno sempre puntato all’essenziale e cioè, nel loro caso, far ridere il pubblico. Per loro, la commedia è questo e a questo hanno sempre puntato (riuscendoci). Lo fanno, appunto, senza ricorrere alla risata di grana grossa, ma preferendo puntando sui contenuti, sulle situazioni, non sulle gag fini a sé stesse. Dunque, al bando volgarità e nudismi per far spazio a equivoci e battute sapientemente costruite. Nelle loro pellicole non si ride subito e mai sguaiatamente. C’è bisogno del tempo utile per far lievitare il sorriso in risata. In questo, negli anni, sono migliorati molto grazie all’arrivo nella squadra di sceneggiatori di Nicola Guaglianone (“Lo chiamavano Jeeg Robot”), che li aveva già affiancati nel graditissimo “L’ora legale”.

“Il primo Natale” la recensione del film

Nel primo film a tema natalizio della carriera, Ficarra e Picone confermano la loro ‘filosofia’ cinematografica, ovvero puntare all’essenziale. Così, spogliano la ricorrenza del 25 dicembre di tutti gli inutili lustrini, frutto della logica commerciale, per tornare al vero motivo di festa: la nascita di Gesù. La pellicola diventa, quindi, occasione per riflettere sulla condizione degli ultimi, dei dimenticati, degli invisibili. Quelli che, tra un panettone e un regalo all’ultimo grido ci dimentichiamo di accogliere, se non nelle nostre case, almeno sul ‘nostro’ territorio. La scena madre di tutto il film è insolitamente piazzata all’inizio, quando sullo schermo di un televisore 4k, all’interno di un centro commerciale, Ficarra vede scorrere, distrattamente, scene di bambini affamati o in territori di guerra. Lui, però, è solo preoccupato della scarsa qualità delle immagini.

Il Natale, in fondo, è diventato questo: una festa di luci buone solo ad illuminare un buio di cui non vediamo il fondo

E’ proprio qui il nodo intorno a cui gira tutto il ragionamento fatto ne “Il primo Natale”. Siamo spettatori distratti della realtà, guardiamo il contenuto e non il contenitore, giudichiamo sulla base di ciò che vediamo dimenticandoci di vivere ed empatizzare. Il Natale, in fondo, è diventato questo: una festa di luci buone solo ad illuminare un buio di cui non vediamo il fondo. E in questo fondo Ficarra e Picone si perdono per redimersi e trasfiguarsi, diventando altro (in meglio) per poi riemergere e vivere di conseguenza. Un film coraggioso, insomma, almeno negli intenti, ma manca quel tocco d’autore dietro la macchina da presa che avrebbe fatto diventare queste buone intenzioni in qualcosa di memorabile.

Francesco G. Balzano

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