Il lutto al tempo del coronavirus

Poco fa, ascoltando l’ormai sempre accesa televisione, mi sono soffermata ad una notizia, una delle tante facce della situazione che stiamo vivendo. Il lutto al tempo del coronavirus. Ricorrono foto e video di colonne di automezzi militari che trasportano centinaia di salme da una città all’altra per la cremazione o tumulazione. Non ci sono parenti che partecipano a questo ultimo saluto. E prima ancora, nessun familiare che tenesse la mano del povero malato, nessuno che gli sussurrasse una parola di commiato da questo mondo. Nessuno che raccogliesse l’ultima lacrima che scendeva dai suoi occhi.

Ho sentito una morsa allo stomaco, consapevole di quanto importante sia raccogliere quell’ultima lacrima. L’umore di quella goccia ti arriva fino all’anima e rimarrà dentro di te fino alla fine. Quando raccolsi l’ultima lacrima di mio padre, ho sentito in essa tutto l’amore che aveva per noi e quanto gli dispiacesse darci tanto dolore. Ci ho letto tutte le parole che ormai non avrebbe più potuto dirci. Tutti gli abbracci che non ci avrebbe più dato, ci ho letto il testamento di valori che ci lasciava.

Guardavo quella colonna di mezzi contenenti quei morti, se ne sono andati senza aver potuto dare quell’ultima lacrima ai loro cari

Guardavo quella colonna di mezzi contenenti quei morti, se ne sono andati senza aver potuto dare quell’ultima lacrima ai loro cari. Ho sentito tutta la solitudine che hanno provato e tutto il dolore dei loro cari che hanno lasciato. Non posso pensare ai tanti che si arrabbiano perché viene lesa la loro libertà di andare a fare la passeggiata. Questo nemico nega anche la libertà di morire in modo cristiano, non c’è il conforto di un funerale con i parenti. Si va via, si scompare dalla vista del mondo e basta, come se non si fosse mai esistiti. Nella tristezza di quelle immagini, con il groppo alla gola ho pregato per tutti loro e implorato il nostro Dio di avere misericordia di noi e del mondo intero.

Floriana Di Carlo

LETTERA APERTA AL CORONAVIRUS “IO OGGI HO DECISO CHE SONO VIVA