Il futuro incerto del governo la “sindrome di Palazzo Chigi” colpisce anche Conte

Il futuro incerto del governo la “sindrome di Palazzo Chigi” colpisce anche Conte

Claudio Tito per repubblica.it

A Palazzo Chigi da qualche tempo è stata virtualmente appesa nello studio di Giuseppe Conte una classifica che vede ai primi posti due nomi: Alcide De Gasperi e Silvio Berlusconi. Ossia gli unici due presidenti del consiglio che sono stati in grado di restare al loro posto – sebbene con governi diversi – per un’intera legislatura. Ecco, quella graduatoria dice molto di più di qualsiasi altra cosa. In merito ai rapporti ormai conflittuali nella maggioranza e con il premier. E soprattutto sugli obiettivi del capo dell’esecutivo.

In politica, del resto, non tutto è razionalità. La componente personale e psicologica assume spesso un peso prevalente. Le ambizioni del singolo rappresentano un fattore decisivo. Ed è quello che sta avvenendo proprio in questa fase. Paradossalmente i partiti della coalizione giallorossa iniziano a rimproverare a Conte qualcosa che va oltre la politica. La chiamano “sindrome di Palazzo Chigi”.

Il flop degli Stati Generali

E’ un’accusa che viene mossa trasversalmente dal Pd e dall’M5S, da Italia Viva e da Leu. Si tratta di una sorta atteggiamento “onnipotente” che le forze politiche generalmente non accettano. Nell’Italia repubblicana è stato infatti accolto per periodi limitati e in relazione a un numero limitato di leader. Giudicano sostanzialmente inammissibile che il destino del governo, il futuro della coalizione, le mire dei singoli partiti vengano subordinate alle aspirazioni di un premier singolo. Per di più senza una base elettorale o partitica.

Gli Stati Generali ancora in corso rappresentano, per gli “accusatori”, l’ultimo segno della “sindrome”. Una Kermesse escogitata in solitaria nelle stanze di Palazzo Chigi e che al quarto giorno sembra ormai ripetersi come una reclame incantata. L’attenzione è calata, i risultati si sbriciolano e anche l’impatto mediatico si sta riducendo.

Il futuro incerto del governo la “sindrome di Palazzo Chigi” colpisce anche Conte

Conte non sembra far nulla per evitare il nervosismo dei suoi alleati. Scommette sulla loro debolezza e sulla fragilità della situazione che non offre alternative. Un elemento, in realtà, indiscutibile. Perché al momento – per fattori endogeni e esogeni alla maggioranza: dall’implosione dell’M5S all’indolenza del Pd fino al riequilibrio dei poteri dentro la destra – non esiste un progetto diverso effettivamente praticabile. I giallorossi, e l’opposizione, appaiono sospesi in un tempo indefinito. Non a caso Conte ieri diceva: “Io, fuori da qui, un lavoro ce l’ho”. Come ad avvertire che invece gli altri, senza di lui avrebbero perso il posto.

Ma il vero punto interrogativo, a questo punto, è: quanto può durare una situazione del genere? Se e quando si strapperà la corda che per ora sostiene simultaneamente la “sindrome di Palazzo Chigi” e gli orgogli delle forze politiche. Perché in un clima siffatto basta poco per far crollare tutto. E come ammoniva ieri un esponente del Pd evocando la fine della legislatura: “Tutti si ricordino che prima del referendum costituzionale, la legge elettorale va approvata almeno in un ramo del Parlamento. Perché l’attuale non è compatibile con il taglio dei parlamentari. Chi dovesse pensare che è meglio non approvarla per evitare le elezioni, sappia allora che si può ancora andare a votare con il vecchio sistema”.

CONTE E’ ALLA GUIDA DEL PAESE MA NON HA LA PATENTE