Governo giallorosso ecco i nomi dei ministri Di Maio verso gli Esteri Franceschini alla Difesa

Governo giallorosso ecco i nomi dei ministri Di Maio verso gli Esteri Franceschini alla Difesa

fonte: repubblica.it

Luigi Di Maio ha qualche difficoltà con la lingua inglese ma, al di là delle facili battute, non è il suo unico cruccio in queste ore. Prima di tutto, dovrà fare una telefonata in Francia, per scusarsi per le sue parole sui gilet gialli di qualche mese fa. La prospettiva, magari, non lo entusiasma, ma sarà un passo obbligato, se davvero diventerà Ministro degli Esteri del nascente ‘Governo giallorosso’. Lo farà, ad ogni modo, perché ha tutta l’intenzione, almeno in partenza, di dimostrare di essere all’altezza del compito.

Sia chiaro, comunque: l’esecutivo non è ancora pronto. Non del tutto, almeno. Perché entrambe le parti in causa sperano, sino all’ultimo, di avere un posto, di rilievo o meno, nel Conte-bis. Gli incontri sono proseguiti fino a tarda notte, per costruire quella che il Presidente del Consiglio incaricato definisce una squadra “innovativa”. In realtà, però, il M5S sarebbe intenzionato a confermare tutti i ministri del precedente Governo gialloverde. Dove si respira voglia di aria nuova, al contrario, è nel PD. Lì la volontà è quella di promuovere tutti volti nuovi. Unica eccezione sarà Dario Franceschini. E’ lui l’unico democratico ad aver già fatto il ministro, pronto ad entrare pure in questo esecutivo. Finirà, con ogni probabilità, alla Difesa, ma i bene informati assicurano che il suo sogno sia quello di prendere il posto di Salvini al Viminale.

I nodi su Interno ed Economia

E proprio sul nome del nuovo Ministro dell’Interno M5S e PD hanno ancora molto da discutere. Un possibile accordo potrebbe trovarsi nell’autorevole figura del prefetto Luciana Lamorgese. Ma attenzione anche a Franco Gabrielli che, nelle ultime ore, ha scalato parecchie posizioni. Questo anche se, più volte, il diretto interessato ha ribadito la sua indisponibilità a ricoprire quel ruolo. Rimane, comunque, uno spiraglio, in quanto potrebbe, alla fine, accettare l’incarico in nome dello spirito di servizio che, da sempre, lo contraddistingue. In caso di chiamata, insomma, valuterà e la risposta non è scontata. L’ultima parola sull’argomento, però, è bene ricordarlo, spetta al Quirinale, che potrebbe considerare questa nomina poco appropriata, trattandosi dell’attuale capo della Polizia.

L’altro nodo da sciogliere è sull’Economia. Zingaretti ha individuato il nome giusto in Roberto Gualtieri, che andrebbe ad affiancare Paolo Gentiloni. Quest’ultimo, infatti, è stato scelto come commissario Ue in corsa per gli Affari econmici. In linea generale, comunque, l’idea del PD è quella di indicare quattro uomini e quattro donne. Per tali ragioni, in lizza ci sono Gualtieri e Franceschini, ma sperano in un posto anche Lorenzo Guerini e Gianni Cuperlo. Attenzione, però, anche ai nomi di Peppe Provenzano, Anna Ascani ed Ettore Rosato.

Governo giallorosso ecco i nomi dei ministri Di Maio verso gli Esteri Franceschini alla Difesa

Pure in casa cinquestelle, ad onor del vero, si discute per i posti a disposizione. A decidere, magari all’ultimo secondo, saranno Luigi Di Maio e Giuseppe Conte. Quest’ultimo sembrerebbe avere le idee molto chiare. Tanto per cominciare, terrà per sé la delega ai servizi. Poi, non avrà un esponente PD come sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Sceglierà, anzi, tra uno di questi tre: Roberto Chieppa (attuale segretario generale a Palazzo Chigi) oppure uno dei due grillini in lizza, ovvero Vincenzo Spadafora e Riccardo Fraccaro. Su quest’ultimo punta molto Di Maio, pronto a candidarlo, in alternativa, come responsabile dei Rapporti con il Parlamento, oppure alle riforme. C’è poi una terza ipotesi, ovvero quella di dargli un Ministero ad hoc, l’innovazione. Strada poco percorribile, ad ogni modo, tanto che potrebbe essere soltanto un Dipartimento da mettere nelle mani di Mattia Fantinati. Alfonso Bonafede, in questa situazione di caos, rappresenta (forse) l’unica certezza. Sarà ancora Ministro della Giustizia, visti anche gli ottimi rapporti personali col Presidente del Consiglio.

Capitolo ‘volti nuovi’. Paola De Micheli (PD) è la candidata numero uno alle Infrastrutture, mentre Nicola Morra (M5S) è il nome più forte per il Lavoro. Alla Salute, invece, dovrebbe andare il chirurgo di Tor Vergata, Pierpaolo Sileri. C’è poi Roberto Fico, che sta spingendo molto per piazzare un suo fedelissimo nel nascente governo giallorosso. Stiamo parlando di Luigi Gallo, destinato all’Istruzione. Tra le possibili new-entry ci sono anche Serena Sorrentino (attualmente alla Cgil funzione pubblica) per la Pubblica amministrazione, ed Enzo Amendola, in lizza per le Politiche Ue. Dalle parti del M5S, inoltre, si punta anche alla promozione di Francesco D’Uva da capogruppo alla Camera ai Rapporti col Parlamento. Questo, però, solo nell’eventualità in cui Guerini dovesse essere spostato agli Affari regionali. Infine, c’è da sistemare il dicastero promesso ad un esponente di Liberi e Uguali. L’intenzione sarebbe quella di assicurarsi il Ministero dell’Ambiente. Il nome scelto era quello di Rossella Muroni, ma, dopo una conta dei parlamentari, l’indicazione è finita su Roberto Speranza. Quest’ultimo, salvo impronosticabili sorprese, sarà il capo delegazione di Leu a Palazzo Chigi.

La ‘battutaccia’ dei renziani su Di Maio agli Esteri

La lista definitiva, inevitabilmente, sarà soltanto quella che verrà consegnata a Mattarella oggi pomeriggio. La situazione, comunque, appare molto tranquilla. Il vero nodo, infatti, era il posto da ministro da affidare a Luigi Di Maio. Al capo dei cinquestelle spetterà ora il compito di dimostrare a tutti, soprattutto agli alleati del PD, di essere l’uomo giusto al posto giusto. Non sarà facile. Anche perché le malelingue hanno già riportato una battuta, di dubbio gusto, molto in voga tra i renziani: “Finalmente abbiamo un ministro degli Esteri che parla l’italiano come l’inglese”.

Francesco G. Balzano

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