“Genitori quasi perfetti” la recensione del film

“Genitori quasi perfetti” la recensione del film

Regia: Laura Chiossone

Cast: Anna Foglietta, Paolo Calabresi, Lucia Mascino, Marina Rocco, Elena Radonicich, Francesco Turbanti, Paolo Mazzarelli, Marina Occhionero, Nicolò Costa

Genere: Commedia

Durata: 93 minuti

Voto: ♥1/2 (in una valutazione da ♥ a ♥♥♥♥♥)

La trama

Simona è una mamma single quarantenne legata da un amore profondo al suo bambino, Filippo. Si sente però terribilmente inadeguata al ruolo e l’organizzazione della festa per gli otto anni di lui porta a galla tutte le sue insicurezze. Quando gli invitati, genitori e figli, affluiscono uno dopo l’altro varcando la soglia di casa, si viene a comporre, uno squarcio di varia umanità. Mentre in soggiorno i bambini giocano, gli adulti in cucina si odiano amabilmente.

“Genitori quasi perfetti” la recensione del film

Dopo aver esordito, sette anni fa, con “Tra cinque minuti in scena”, Laura Chiossone torna dietro la macchina da presa per dirigere “Genitori quasi perfetti”. La volontà di fare un film di livello è, sin da subito evidente, perché la regista comincia rifacendosi al cinema francese, in particolare a “Il favoloso mondo di Amelie”. Il problema, però, è che tra il dire e il fare c’è di mezzo la totale mancanza di personalità che caratterizza l’intera pellicola. Non si sa da che parte si voglia andare, né da un punto di vista estetico, né contenutistico. Se, infatti, nei primi minuti, il punto di riferimento è il cinema di Jeunet, poi si passa al Polanski di “Carnage” per finire col Genovese di “Perfetti sconosciuti”.

Tutti i personaggi sono stereotipi, macchiette degne di uno spot pubblicitario

Ma a tutti i film citati, “Genitori quasi perfetti” non è minimamente paragonabile. Qui la regia incerta e la sceneggiatura sbilenca, incapace di dare una direzione ad una pellicola dove si procede a tentoni. Tutti i personaggi sono stereotipi, macchiette degne di uno spot pubblicitario. Non c’è introspezione, si scava quel tanto che basta per renderli un minimo credibili. Tra gli invitati alla festa del piccolo Filippo, manca la realtà. E’ tutto scontato, tutto prevedibile. Non c’è una sorpresa, un colpo scena, una qualche frase illuminante. Gli autori dello script, Gabriele Scotti e Renata Ciaravino, si limitano a fare il compitino, e, per assurdo, fanno male anche quello.

Si simula di andare oltre il seminato, ma, nei fatti, se ne delinea soltanto il perimetro

Tra tanti citazionismi, “Genitori quasi perfetti” si dimentica di brillare di luce propria, e non perché, in potenza, non ne abbia. Sono tanti gli argomenti tirati fuori dai lunghi dialoghi tra i protagonisti, eppure non si va mai oltre il cliché. Non c’è volontà di spiazzare lo spettatore, anzi, si fa di tutto per assecondarlo. C’è da non cadere nel finto ‘politicamente scorretto’ di cui il film è permeato. Le sgrammaticature, in realtà, rientrano nel perfetto linguaggio ‘mainstream’ di oggi. Si simula di andare oltre il seminato, ma, nei fatti, se ne delinea soltanto il perimetro.

Qui si vorrebbe dare una vergata al perbenismo moderno, ed invece si arriva allo scarsissimo risultato di dire: ‘Il mestiere del genitore è difficilissimo’ “

“Genitori quasi perfetti” è un brutto film. Peggiore di molti altri, che partono, però, con pretese decisamente minori. Qui si vorrebbe dare una vergata al perbenismo moderno, ed invece si arriva allo scarsissimo risultato di dire: “Il mestiere del genitore è difficilissimo”. Grazie, ma ci eravamo già arrivati. Peccato, perché nel cast, oltre alla Foglietta, ci sono attori di buon calibro (Paolo Calabresi, Lucia Mascino e Francesco Turbanti su tutti), che avrebbero meritato copioni migliori. Ottima, invece, la regia nella direzione dei bambini, tutti (loro sì) assolutamente naturali e credibili. Una pellicola che ha tante idee ma molto confuse, mortificate ulteriormente, e non ce n’era affatto bisogno, da un finale tanto brutto quanto inspiegabile.

Francesco G. Balzano

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