“Earwig e la strega” scheda e recensioni del film

“Earwig e la strega” scheda e recensioni del film

Distribuzione: Lucky Red

Genere: Animazione, avventura, family
Anno: 2020
Regia: Goro Miyazaki
Voci italiane: Ilaria Pellicone, Daniela Calò, Pino Insegno, Stefano Broccoletti, Liliana Sorrentino
Paese: Giappone, USA
Durata: 82 minuti
Voto (media ponderata): ♥♥ (su 5)

La trama

Earwig e la strega, film diretto da Gorô Miyazaki, è ambientato nell’Inghilterra degli anni ’90 e racconta la storia di Earwig. E’ una bambina orfana cresciuta al St. Morwald’s Home for Children. La piccola ha sempre mostrato un carattere molto irrequieto e ribelle. Tanto che nell’orfanotrofio ha fatto sempre ciò che voleva in compagnia del suo caro amico Custard. Arrivata all’età di 10 anni, Earwig, che non ha voluto mai essere adottata, viene presa in affido contro il suo volere da una coppia, Bella Yaga e Mandrakula.

Giunta nella sua nuova casa, Bella Yaga le rivela di essere una strega e che ha adottato Earwig affinché desse una mano in casa. La bambina accetta, purché la donna prometta di insegnarle la magia. Stanca di lavorare e pulire, non ricevendo alcun insegnamento magico in cambio, Earwig prova a fuggire dalla casa. Scoprendo così che è impossibile, in quanto Mandrakula ha sigillato ogni uscita.

In preda alla frustrazione e alla disperazione, la bambina trova nel gatto Thomas un fedele amico. Scoprendo che l’animale è in grado di parlare. Grazie a lui, riesce a intrufolarsi durante la notte nel laboratorio magico e creare un incantesimo che le permetta di essere resistente alla magia della coppia. Questo è solo l’inizio di una serie di eventi che porteranno Earwig a ottenere il controllo della casa e dei due proprietari. Facendo, tra l’altro, una scoperta incredibile…

La recensione di MyMovies.it

Maliziosa e sovente insolente, petulante e civettuola, Erica si guadagna il suo posto nella lunga galleria dei personaggi femminili Ghibli. Fiera sotto i codini da ninfetta, lascia il ‘nido familiare’ verso un’altra vita e un anno sabbatico. Esonerato come la sua eroina dalla ‘routine dell’istituto’ per sperimentare e cercare altrove, Gorō Miyazaki traghetta lo Studio dai disegni animati alle immagini di sintesi.

La messa in scena patisce però le limitazioni tecniche di un mezzo non ancora padroneggiato. Piombando il film in un gioco di piani fissi che fanno rimpiangere tutta l’audacia del disegno e gli slanci lirici di cui gli animatori Ghibli hanno il segreto. Troppo ponderato e poco evocatore per un Ghibli. Troppo sbrigativo e poco consistente per lasciare un segno. Earwig e la strega ha tutto del pilota di una serie TV animata che non dona mai veramente il desiderio di vederne di più. Peccato.

Recensione di Marzia Gandolfi. Voto: 2.5 (su 5)Leggi la recensione completa

“Earwig e la strega” scheda e recensioni del film – La recensione di Cinematographe.it

Tra pozioni, incantesimi stravaganti e magia a portata di mano Earwig e la Strega costruisce un’impalcatura instabile per sostenere il peso della narrazione. Le tradizionali animazioni dello Studio Ghibli vengono soppiantate da una computer grafica che tradisce le premesse dei noti capolavori. A favore di un racconto lacunoso e graficamente anonimo. Le energie – e le speranze – sono riposte nella protagonista, la piccola Earwig, più matura dell’età che sembra avere. E decisamente poco accattivante nonostante l’espressione corrucciata e i codini all’insù.

A fallire è la mancanza di empatia con il progetto e i suoi personaggi, dovuta forse alla foga di concludere la cronaca degli eventi. Senza soffermarsi sul mistery background disseminato lungo l’intero corso della pellicola. Earwig e la Strega è un film sostanzialmente incompiuto, impersonale, estraneo alla poesia degli antenati Ghibli. Che nel tentativo di aprire lo Studio a nuovi orizzonti ha fallito sotto il peso della veterana animazione firmata Miyazaki: Hayao Miyazaki.

Recensione di Giulia Calvani. Voto: 1.9 (su 5)Leggi la recensione completa

La recensione de IlCineOcchio.it

Sebbene Earwig e la strega non sia all’altezza della magnifica reputazione dello Studio Ghibli, non si può criticare Gorô Miyazaki per aver provato a spostare il tiro in questa direzione inesplorata. Non è che ci sia qualcosa di sbagliato nell’animazione disegnata a mano. O che l’animazione 2D sia, in qualche modo, carente. Soltanto ha senso che un grande studio di animazione sperimenti all’interno del suo campo da gioco.

Rimanere fedeli alla tradizione può portare conforto agli spettatori. Ma quello stesso conforto può trasformarsi in stanchezza creativa per gli artisti coinvolti. Se il Ghibli o anche Gorô Miyazaki decidessero di fare un altro film in 3D, non ci resta che sperare che la narrazione sarà più completa. E lo stile più necessario al racconto della nuova fiaba.

Recensione di Gioia Majuna Voto: 6 (su 10) – Leggi la recensione completa

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