Standard & Poor’s boccia i provvedimenti del Governo

Di Maio ha votato il programma di Governo con Salvini ma non lo ha letto.

“Va bene così, ma bisogna migliorare”. Così ha commentato il Premier portavoce il rating di Standard & Poor’s, che ha confermato il giudizio di qualche mese fa. Ma con una previsione ancora più negativa rispetto alla volta precedente. Perchè ha bocciato i provvedimenti del Governo relativi a quote “100” e al reddito di cittadinanza.

Dopo il giudizio di Standard & Poor’s, Conte si dice soddifatto per l’ultimo posto dell’Italia in Europa

Stiamo parlando di una tripla B (BBB) che in Europa ha solo l’Italia e nessun altro Paese del Continente. Per cui la soddisfazione di Conte per essere ultimo in classifica è addirittura ridicola. Certo un sospiro di sollievo l’avrà tirato dal momento che si paventava un ulteriore declassamento. Che sarebbe stato il gradino sotto il quale nessuno avrebbe più comprato i nostri titoli. La cui vendita è indispensabile per avere risorse sufficienti al mantenimento del “sistema Italia”. E che orta ad un ulteriore aumento del debito pubblico che è già il più alto d’Europa e secondo al mondo. Insomma una marea di debiti di cui il Governo, al più presto dovrà farsi carico. Cioè dovrà adottare provvedimenti che costeranno “lacrime e sangue” agli italiani.

Tria prova a fermare gli spendaccioni Salvini e Di Maio

Il Ministro dell’Economia, Tria, tiene bene in vista il problema e cerca di porre argine agli spendaccioni Salvini e Di Maio. I quali, per motivi elettorali, difendono i loro provvedimenti simbolo e mettono in campo altri provvedimenti di cui non indicano le coperture. Gli si rivoltano contro quando Tria mette in piazza la reale situazione dei conti.

Il caso Siri serve a distogliere l’attenzione dai problemi reali

In questo contesto, sempre per tenere distolta l’attenzione, si parla del caso Siri e il premier Giuseppe Conte prova a far valere un’autorità che non ha. Tanto da dichiarare che sul caso guarderà le carte e provvederà a “scollare” il sottosegretario dalla sua poltrona.

E’ interessante il termine usato per il suo intervento di eventuale rimozione del soggetto, perchè dà l’idea plastica della situazione politica del momento. Al di là di tutte le polemiche che infuocano il dibattito di questi giorni c’è una realtà che sempre emerge tra le pieghe delle polemiche. Ed è la rassicurazione che, comunque vada, il Governo non cadrà e andrà avanti per altri quattro anni. E’ questo il reale intendimento di tutti i protagonisti delle polemiche da campagna elettorale. Polemiche che stanno conoscendo momenti di alta tensione tra i dioscuri Salvini e Di Maio. Mantenere il potere è la parola d’ordine e al diavolo il Paese.

Nel Governo si litiga tanto, ma il vero obiettivo è non “scollare” il sedere dalle poltrone

La reintroduzione delle province e il contratto di Governo

Tutto fa brodo per distrarre l’attenzione dai problemi veri. Adesso vogliono ripescare le Province per aumentare di nuovo gli amministratori eletti, tanto, anche con i debiti, lo stipendo lo possiamo assicurare. Qualcuno afferma che la reintroduzione delle Province non è nel contratto di Governo. Già! Sempre questo mitico contratto di Governo che viene citato di volta in volta da uno dei due contendenti. Serve a trarsi di impaccio da una posizione che potrebbe compromettere i rapporti con il proprio elettorato. Il cui mandato è fonte del proprio posto di lavoro.

La reintroduzione delle province non è nel contratto, ma fa parte del programma di Governo votato in Parlamento

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Fatto è che la reintroduzione delle Province è nel programma di Governo per il 2019, quello ufficiale approvato con il voto in Parlamento dall’attuale maggioranza. Quindi, contratto o meno, è uno dei punti che bisogna attuare. Quel programma è stato approvato , ma evidentemente non è stato letto, e quindi il M5S vuole rimangiarsi ciò che è stato sottoscritto.

Il M5S e la Lega fanno anche l’opposizione al loro Governo

Questo è comunque un dettaglio perchè quello che conta è che i sondaggi danno questo Governo in largo vantaggio nei consensi. L’unica incognita è sapere chi avanza e chi retrocede, tanto le opposizioni non esistono in quanto se la fanno da soli. C’è da chiedersi a questo punto, se gli italiani sanno cosa votano, visto che neanche i parlamentari lo sanno.

Mario Balzano

Di Maio ha votato il programma di Governo con Salvini ma non lo ha letto.

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