Tra il dire e il fare

Di Maio ha annunciato sui social la lista delle cose date per fatte. C’è un vecchio detto che suona in questo modo: “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”, ma questo proverbio non sembra interessare al nostro beffardo vicepremier, nonché ministro per lo sviluppo economico e ministro del lavoro. Continua nella narrazione di provvedimenti annunciati ma non ancora approvati.

La manovra economica, che ha evitato, per il momento, la procedura di infrazione da parte della Commissione UE, non è stata al momento approvata dal Parlamento, che è in attesa del maxiemendamento che deve fissare le linee guida dell’azione del Governo per il 2019 e non 2018 come erroneamente scritto nel post sui social. Non è bastato che il Governo sia stato costretto a forti modifiche dell’impianto presentato alla Camera con tagli che ridimensionano sia la crescita, sia la disponibilità economica per i provvedimenti che stanno più a cuore alla Lega e ai 5 Stelle. Addirittura hanno camuffato quella che è da considerare una resa come una vittoria , e che mi ha ricordato la barzelletta del pugile che viene portato a braccia e con il volto tumefatto fuori dal ring, il quale biascicando le parole dice: “hai viste quante gliene ho date?”.

Ora visto che siamo sotto osservazione, come hanno dichiarato i membri della Commissione, il Governo dovrà stare attento a contenere i livelli di spesa nell’ambito del deficit concordato, non solo, ma bisogna sperare che il Paese non vada in recessione perché se questo dovesse avvenire, e invochiamo la provvidenza che ciò non accada, tutti gli interventi di politica economica dovranno essere rivisti per il venir meno di risorse che sono previste nella manovra, ma che il Governo non avrà a disposizione perché saranno azzerate dalla mancanza di crescita.

C’è da dire che l’eventuale recessione non sarà dovuta alle politiche del Governo ma a congiunture economiche sfavorevoli legate alle politiche di Trump, che condizionerebbero il mercato internazionale creando problemi al nostro export, una delle voci più vantaggiose per i nostri conti. L’eventualità di questa recessione dovrebbe allarmare qualsiasi governo che avesse la capacità e l’avvedutezza della propria azione, ma dal momento che non è questo il caso del nostro Governo, o perlomeno dei due azionisti di maggioranza, semplicemente lo si ignora e così si continua a fare proclami e a mostrare i muscoli.

Leggendo il post di Di Maio ci si rende conto di quanto questo sia vero. La manovra, che speriamo sia approvata in tempo utile dal Parlamento, altrimenti si andrebbe all’esercizio provvisorio che, forse è anche peggio della procedura d’infrazione, al momento solo rimandata, fissa degli stanziamenti cioè contenitori ma il contenuto è ancora da scrivere e non sarà facile. Quando si dovrà decidere a chi andrà il reddito di cittadinanza, ci saranno dei beneficiari ma anche degli esclusi, i quali non saranno contenti di esserlo e potrebbero essere in tanti, viste le scarse risorse.

Quando scriveranno a chi andrà l’integrazione delle pensioni minime a quota 780 euro, ci saranno quelli contenti perché ci rientrano, ma anche quelli scontenti perché non ci rientreranno. Certamente scontenti saranno tutti i milioni di pensionati che avendo una pensione di 1.540 euro nette non avranno, perché abolito, l’adeguamento all’inflazione ed eroderà il loro potere di acquisto. Tutto questo è ancora da fare e allora come fa Di Maio a dire “fatto”? Purtroppo non è colpa sua perché, come si dice non ci arriva, è superiore alle sue capacità cognitive, anche se, sono sicuro, che troverà estimatori tra i suoi followers.

Mario Balzano