Crisi di Governo Tra PD e M5S ormai non c’è nessuna differenza Zingaretti s’incazza con Concita De Gregorio

Crisi di Governo Tra PD e M5S ormai non c’è nessuna differenza Zingaretti s’incazza con Concita De Gregorio

fonte: dagospia.com

Concita De Gregorio per repubblica.it

È gentilissimo, va detto. Leale, tanto una brava persona. E però ogni volta che inciampa esita traccheggia, tira fuori dalla tasca un foglietto da leggere. Non trova l’uscita e qualcuno deve prenderlo per il gomito – per di qui, segretario – Nicola Zingaretti lascia dietro di sé l’eco malinconica di un vuoto. Come un ologramma, sorride e svanisce.

Una vita da mediano, a recuperar palloni, il segretario del Pd è quanto di meglio la tradizione comunista abbia oggi da offrire. La sinistra, diciamo: quel che resta del Pci. L’Italia ebbe Berlinguer, oggi ha Zingaretti. Sono i tempi che fanno i leader. L’ala democristiana, invece, porta la partita.

La vecchia banda Dc – il ceppo moderato, popolare – governa. Renzi ha i gruppi parlamentari, Franceschini ha la sua agenda personale, i suoi piazzati dappertutto, e sogna il Colle. Gentiloni è un momento preso in Europa ma presente, se serve. Torna subito. Enrico Letta dal bell’esilio francese chiosa, attende rivincita e cresce i ragazzi nelle scuole di alta politica.

Tabacci solerte costruisce gruppi, Mastella si pavoneggia strategico al centro, Prodi osserva e consiglia. Mattarella al Quirinale, insieme ai suoi consiglieri arrivati dalla Dc degli anni Ottanta, ha in mano le sorti del Paese. Tutti democristiani. Per risalire all’ultimo governo guidato da un ex comunista bisogna tornare a D’Alema: era il 1998, ventitre anni fa.

Ventitre: il ministro degli Esteri Di Maio aveva 12 anni, era in seconda media. Poi ci furono: Prodi nel 2006, Letta, Renzi, Gentiloni dal 2013 al 2018. Tutti eredi della Balena Bianca. La costola popolare dell’amalgama mal riuscito ha vinto, non c’è dubbio. L’amalgama, obiettivamente, non ha funzionato.

“Parlare alla pancia”

Oggi possiamo dirlo con certezza. Dall’acqua e l’aceto che avrebbero dovuto formare il partito nuovo, Democratico, gli elementi si sono separati fisicamente. I corpi parlano sempre. I corpi dei leader raccontano la storia com’ è. Fra i quattro minuti del discorsetto di Zingaretti e i ventisette del soliloquio di Renzi, nel salone delle Feste al Quirinale, a fine consultazioni, ci sono gli abissi di un futuro incognito. Probabile, se si vota, che sia la destra estrema, urlante ma così empatica, di Giorgia Meloni. L’empatia. Parlare alla pancia.

Torniamo al Colle, fermo immagine. Renzi, che ha fatto il governo Conte 2 e lo ha disfatto, ha in mano il pallino della crisi. Parla a braccio, gigioneggia come sempre, governa la conferenza stampa come fosse il conduttore del talk show. Chiama i giornalisti per nome, prego cara cosa volevi dire? Reduce dall’Arabia Saudita, bisogna pur mantenere la famiglia, pecunia non olet, forse poteva parlare meno. Ma si vede che era ancora nella scia emotiva della conferenza agli amici emiri. Poi si sa che fanno a pezzi gli oppositori politici ma nessuno è perfetto, la politica è cinica, si scansino le mammole.

Crisi di Governo Tra PD e M5S ormai non c’è nessuna differenza Zingaretti s’incazza con Concita De Gregorio – “Zingaretti galleggia come un sughero”

Zingaretti subito dopo – agli antipodi, scarno – rifiuta le domande, legge un foglietto dove parla di sfide di rilancio, di giovani e riforma della legge elettorale. La gente, da casa, ha perso il lavoro. Gli adolescenti prendono antidepressivi e i loro nonni vorrebbero vaccinarsi. Retorica? Demagogia? Insomma.

Zingaretti galleggia come un sughero, la natura non gli ha dato lo spunto della punta, il pallone deve darlo a chi finalizza il gioco. Nessuno fra chi guarda la tv capisce bene come sia stato possibile che il leader del Pd sia diventato Chance il giardiniere, Giuseppe Conte, che era stato in origine indicato da quelli in odio al “partito di Bibbiano”.

Entrano inoltre a suo sostegno la factotum di Berlusconi, Maria Rosaria Rossi, e la leader del sindacato della destra a braccio teso, l’Ugl, Renata Polverini. Comprensibile confusione dell’elettorato medio, già in gran parte astenuto dal voto e in futuro chissà. A sinistra, intanto. Il gran visir Bettini richiamato in servizio dalla Thailandia consiglia il suo ultimo pupillo dal grande letto del monolocale a Roma Nord, Veltroni si occupa giustamente di Sami Modiano e dell’Olocausto. D’Alema pare che ogni tanto dia un colpo di telefono.

La ‘martire’ Tatjana Rojc

La nuova generazione? Prudente. Bellissimo il discorso di Peppe Provenzano ai funerali di Macaluso, ultimo migliorista del Pci – quelli più vicini ai socialisti. Sugli encomi funebri non ci sono rivali. Il sito sui 100 anni del Pci è tutto un necrologio. Omaggio a Nilde Iotti. Ottima la sezione intitolata “come eravamo”. E le donne, a proposito di Nilde? Una parola andrebbe spesa, sì, per le due protagoniste di questi giorni. Una si chiama Tatjana Rojc, senatrice. Eletta in Friuli perchè c’era bisogno nelle liste di un’esponente della minoranza slovena. Docente, intellettuale. Grande esperta di Boris Pahor, tecnici autorizzati a googleare.

«Mi sacrifico per il bene del paese», ha detto passando ai Responsabili. Ho chiesto il permesso al segretario, ha aggiunto. Zingaretti ha firmato la giustifica, come a scuola. L’altra è Valentina Cuppi, sindaco di Marzabotto, presidente del Pd. È salita al Colle con la delagazione. Era dietro a Orlando, Marcucci e Del Rio. Panico fra i fotografi che devono mandare la foto con didascalia. Vabbè.

Del posto concesso alle donne, a sinistra, parliamo un’altra volta. Ora poi vanno molto le figure tecniche, auspicate di sesso femminile. Bisognerebbe ricordare, e i vecchi democristiani lo sanno, che i tecnici non esistono. Sono sono sempre portatori di interessi, nel migliore dei casi di peculiari idee di mondo.

Ma torniamo a quel che resta della sinistra. Torniamo al sito sui cento anni dalla nascita del Pci, tutto un necrologio e un omaggio alla memoria. Nella sua più recente intervista si può ascoltare Marisa Rodano, cento anni compiuti la settimana scorsa: «Alla sinistra, oggi, manca del tutto una classe dirigente». Tantissimi auguri, Marisa .

La risposta incazzata di Zinga

La risposta incazzata di Zinga

da ansa.it

‘Ho letto su Repubblica una pagina di Concita De Gregorio, purtroppo ho visto solo l’eterno ritorno di una sinistra elitaria e radical chic, che vuole sempre dare lezioni a tutti. Ma a noi ha lasciato macerie sulle quali stiamo ricostruendo’.

Così il segretario del Pd Nicola Zingaretti su Facebook critica duramente l’articolo dal titolo ‘La sinistra timida pilotata dagli eredi della Dc’. ‘Chi fa un comizio in diretta dopo le consultazione al Quirinale – prosegue Zingaretti riferendosi ai giudizi su Matteo Renzi – è un esempio. Chi rispetta quel luogo una nullità. La prossima volta mi porto una chitarra. Che degrado. Ma ce la faremo anche questa volta’.

“CONTE GUARDA AL SUO GRADIMENTO MENTRE IL PAESE CADE A PEZZI