Coronavirus Il Sud quarantena per chi rientra dal Nord A Roma messe sospese

Coronavirus Il Sud quarantena per chi rientra dal Nord A Roma messe sospese

Eugenio Fatigante per avvenire.it

La cronaca della prima domenica nell’era della piena emergenza coronavirus, sancita da tanto di decreto d’urgenza firmato nel cuore della notte dal premier Conte che colloca circa 16 milioni d’italiani in una inedita zona di sicurezza (rossa o arancione, come si vorrebbe fosse definita dal governo), vive di molteplici fronti.  Pur senza voler drammatizzare, rende l’idea di una sorta di bollettino di guerra. In un Paese che fatica a prendere coscienza di un pericolo ignoto che via via si fa più forte. E dove al momento gran parte dell’efficacia delle nuove misure è affidata al senso civico dei cittadini. Non essendoci posti di blocco che chiudono “a catenaccio” la fascia più critica in quanto più colpita dal virus.

Intanto Attilio Fontana, governatore della Lombardia, rassicura i suoi corregionali: «La catena della distribuzione alimentare sta funzionando. A nulla serve accaparrare generi di prima necessità, non stiamo andando in guerra». E in tv su Raitre il ministro della Salute, Roberto Speranza, manda un messaggio chiaro: «Non ci sono supereroi, se non i nostri medici e infermieri. I decreti non bastano. Quello che facciamo è utile, importante – aggiunge. Ma senza comportamenti corretti da parte di ciascuno la battaglia diventerà sempre più complicata. C’è bisogno in questa fase di un patto fortissimo fra le istituzioni e i cittadini.

L’opposizione del veneto Zaia

La notte del grande caos lascia, quando si fa giorno, i residui del nuovo scontro consumato con le Regioni. Con la Lombardia di Fontana, ma ancor più con il Veneto dell’altro governatore leghista Luca Zaia. La regione, finora meno colpita rispetto alla Lombardia e all’Emilia-Romagna, si oppone infatti alla creazione delle tre zone d’isolamento. Quelle previste dal Dpcm per le province di Venezia, Padova e Treviso. Nelle controdeduzioni inviate al governo, il comitato tecnico-scientifico aveva chiesto “lo stralcio delle 3 province dal decreto”. Perché , a fronte di aree finora circoscritte in cui il contagio si diffonde ma che “non interessano in maniera diffusa la popolazione generale, non si comprende – è scritto nel testo degli esperti – una misura che appare scientificamente sproporzionata all’andamento epidemiologico”.

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Ma il fattore che più rende l’idea di un Paese in (forse inevitabile) confusione è quanto successo nella notte nei trasporti. Il tempo fatto passare dal governo dopo la diffusione delle bozze ha fatto sì che i più solerti si siano organizzati per una sorta di corsa al Meridione.In particolare alla stazione milanese di Porta Garibaldi circa 400 persone si sono riversate. Per prendere l’ultimo Eurocity notturno con destinazione Salerno. Quindi il governatore della Puglia, Michele Emiliano, ha reso noto di aver firmato un’ordinanza. Per obbligare alla quarantena chi arriva nel territorio pugliese dalla Lombardia e dalle altre province del Nord comprese nel nuovo provvedimento.

«Vi parlo come se foste i miei figli, i miei fratelli, i miei nipoti. Fermatevi e tornate indietro – ha affermato Emiliano in un appello dai toni accorati. Scendete alla prima stazione ferroviaria, non prendete gli aerei, tornate indietro con le auto, lasciate l’autobus alla prossima fermata. Non portate nella vostra Puglia l’epidemia lombarda, veneta ed emiliana scappando per prevenire l’entrata in vigore del decreto del governo. Avete preso una decisione sbagliata».

I provvedimenti dei governatori del Sud

Analoga decisione è stata adottata da Jole Santelli, governatore di Forza Italia della Calabria, per i calabresi di rientro. E da Vincenzo De Luca, presidente Pd della Campania, che ha firmato un’ordinanza in cui obbliga chi sta rientrando dalla “zona rossa” di “mantenere lo stato d’isolamento fiduciario per 14 giorni dall’arrivo con divieto di contatti sociali”. A Salerno è stato attivato un servizio di presidio all’arrivo di bus e treni. E, ancora, si sono aggiunte le ordinanze firmate dai presidenti della Basilicata, Vito Bardi, dell’Abruzzo, Marco Marsilio, e del Molise, Donato Toma.

Nel pomeriggio il ministero dell’Interno si è visto costretto a intervenire. Per precisare che «ferma restando l’autonomia di ciascun ente nelle materie di competenza», le ordinanze delle Regioni contenenti direttive ai prefetti in relazione a questa emergenza «non risultano coerenti con il quadro normativo». Dato che i prefetti, «in quanto autorità provinciale di pubblica sicurezza, rispondono unicamente all’autorità nazionale».

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Un’iniziativa per ora inedita è stata annunciata anche dal Vicariato di Roma. Secondo quanto anticipato dall’Ansa, le messe con la presenza di fedeli «sono sospese nella diocesi da oggi domenica e fino al 3 aprile». Questo ha detto all’agenzia di stampa don Walter Insero, il portavoce del Vicariato. Specificando che così si interpreta il decreto del governo nella parte relativa alle cerimonie. «Ci stiamo attivando per informare i parroci», ha concluso. A breve dovrebbe arrivare un comunicato del Vicariato.

Positivo anche il governatore del Piemonte

Dopo Nicola Zingaretti, un secondo governatore si aggiunge alla lista dei vertici istituzionali coinvolti direttamente nel contagio. E’ Alberto Cirio, presidente del Piemonte, che alle 11 fa sapere di essere risultato positivo al virus e di essersi posto in isolamento volontario. La Regione spiega che le sue condizioni di salute sono comunque buone. E che continuerà a lavorare «inevitabilmente a distanza, ma in costante collegamento». Il tampone è stato fatto anche da altri colleghi governatori presenti a Roma mercoledì 4 per l’incontro a Palazzo Chigi.

E Cirio «ha già attivato tutte le procedure previste per la messa in sicurezza» delle persone a lui più vicine e del suo staff. Anche da largo del Nazareno, viene segnalato un secondo caso di positività tra il personale della sede nazionale del Pd dopo Zingaretti. Mentre gli altri membri della giunta regionale del Lazio che si sono sottoposti al tampone sono invece risultati negativi. Nel pomeriggio è stato trovato positivo anche il generale Salvatore Farina, capo di Stato Maggiore dell’Esercito. Anch’egli è ora ora in isolamento.

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Riprecipita nel caos il mondo dello sport. Alla luce del nuovo quadro il ministro competente, Vincenzo Spadafora (M5s), in un comunicato chiede alla Federazione e alla Lega calcio di fermare subito il campionato di serie A. Per il quale erano state già disposte le porte chiuse nel precedente decreto, ora confermate. Proprio mentre a Parma la squadra locale e la Spal stavano per scendere in campo per l’anticipo delle 12 e 30.

Le due formazioni sono state quindi richiamate negli spogliatoi, in attesa di una decisione finale. Alle 13 la partita ancora non è cominciata, ma alla fine è giunto l’annuncio: si gioca e il match è cominciato alle 13 e 45. Alle 15 si sono poi regolarmente svolte (sempre senza pubblico) altre due partite. Anche la pallacanestro ha deciso di fermarsi di nuovo (serie A inclusa). Questo dopo che ieri erano state giocate due partite di anticipo, ma a porte chiuse.

Chiuse dall’8 marzo attività culturali in tutta Italia

Il segno della vita che cambia, nel risveglio di un Paese ancora forse all’oscuro del nuovo “registro” di vita, lo dà alle 9 e 50 anche un tweet del ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini. Quest’ultimo comunica le drastiche novità presenti nel Dpcm per il suo settore. «Da oggi in tutta Italia saranno chiusi cinema, teatri, concerti, musei. Una scelta necessaria e dolorosa. Ma la cultura – aggiunge Franceschini – può arrivare nelle case. Chiedo alle tv di programmare musica, teatro, cinema, arte e a tutti gli operatori culturali di usare al massimo i loro social e siti». A Roma la Soprintendenza dispone la chiusura delle Terme di Caracalla e di alcuni altri siti. Mentre è stata sospesa “fino a nuove disposizioni” la mostra su Raffaello da poco inaugurata alle Scuderie del Quirinale. Anche la Santa Sede ha annunciato la chiusura “precauzionale” fino al 3 aprile dei Musei vaticani, degli scavi e del museo delle ville pontificie.

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Matteo Renzi e Giorgia Meloni chiedono pressoché all’unisono di chiudere gli scambi borsistici. Nel timore che domani sia ancor più un lunedì di vera passione per le società quotate. «Bisogna dirsi la verità: il picco deve ancora arrivare – dice in un video il leader di Italia Viva -. Dobbiamo seguire tutti le regole e rispettare i decreti del governo, altrimenti è l’anarchia. Però se siamo in grado di mettere in campo tutte le misure necessarie per la nostra economia. A cominciare probabilmente dal tenere chiusa la Borsa, ce la possiamo fare», prosegue. Suggerendo anche al governo di coinvolgere Guido Bertolaso, forte della sua esperienza nella gestione di crisi emergenziali.

La proposta sui mercati, in particolare il divieto di fare vendite “allo scoperto”, è condivisa pure dalla presidente di Fratelli d’Italia. La quale torna tuttavia a criticare l’esecutivo per una vicenda che «è stata gestita malissimo». Per Borsa Italiana, però, la misura non è necessaria e si è in presenza di un «panico ingiustificato». Mentre Matteo Salvini, capo della Lega, rivela di star ricevendo moltissime chiamate da sindaci, imprenditori e lavoratori del Nord. E invoca come priorità un «assoluto bisogno di chiarezza, chiarezza, chiarezza».

CORONAVIRUS LA DIRETTA NICOLA ZINGARETTI “SONO POSITIVO AL TAMPONE”