Reddito di cittadinanza e quota 100: due provvedimenti “a debito”

Conte, Salvini e Di Maio rassicurano un’Italia a pezzi con le loro panzane

Da ieri il decretone che contiene al suo interno i provvedimenti simbolo della campagna elettorale del M5S e Lega sono diventati legge. Stiamo parlando ovviamente del reddito di cittadinanza e di quota 100. Sono provvedimenti adottati, potremmo dire “a debito”. Questo perché hanno una copertura legata non all’avanzo di un bilancio attivo, ma sono parte di un ulteriore indebitamento del Paese.

Il 2019 non sarà “un anno meraviglioso”, ma pieno di sofferenze

Questo indebitamento sarebbe stato sanato, secondo la narrazione ottimistica del Presidente del Consiglio, da una crescita del PIL legata a incredibili performance dell’economia italiana. Ironia della sorte vuole che questo ottimismo manifestato con le parole: “il 2019 sarà un anno meraviglioso”, si prospetta invece come un anno di sofferenze. Le previsioni infatti di tutti gli Organismi italiani ed internazionali sono decisamente negative e parlano di un Paese in recessione. Vale a dire che non produrrà ricchezza e che vede crescere, mese dopo mese, il disavanzo, aumentando il già pesantissimo debito pubblico.

Il Memorandum con la Cina ci fa passare per traditori agli occhi di USA e UE

Per far fronte a questa emergenza il Governo sta disperatamente cercando di reperire risorse all’estero. Vale a dire partners che possano in qualche modo assicurare al Paese capitali indispensabili per investimenti. In modo tale da consentire un rilancio rispetto all’attuale stagnazione e comprare il nostro debito. In questo modo si capisce l’accelerazione data al Memorandum con la Cina per la cosiddetta “via della seta”. Decisione che spiazzato sia la UE che gli USA, i quali si sono sentiti traditi da questa mossa e che stanno reagendo negativamente.

Il M5S festeggia per due miliardi e mezzo, mentre la Francia fa affari per trenta milioni

Come al solito ci sono stati momenti di esultanza e dichiarazioni trionfanti da parte dei 5 Stelle. Hanno festeggiato la firma di un accordo con la Cina che porterà benefici alle esportazioni verso quel Paese per due miliardi e mezzo di euro. Il giorno dopo, la Francia ha venduto ai cinesi Airbus per trenta miliardi di euro senza alcun clamore.

Il Memorandum con la Cina mette a rischio la sovranità dell’Italia

Come avevamo anticipato, il Memorandum è stato firmato, guarda caso, non dal Presidente del Consiglio, deputato a farlo, ma dal Ministro Di Maio. Impegna l’Italia a concedere alla Cina infrastrutture vitali per il Paese e strategiche per gli equilibri internazionali, mettendo a rischio la nostra sovranità. Questa cosa non può piacere nè all’Europa e neanche agli Stati Uniti, nostri partners storici. Ci si sta affannando a rimediare in qualche modo, attraverso dichiarazioni concilianti. E anche qualche disperato viaggio per spiegare quale posizione intendiamo prendere.

Giorgetti, Salvini, Di Maio e i viaggi della disperazione

Giorgetti, come Lega, è andato per primo negli USA a spiegare e Salvini gli ha fatto da megafono, criticando la firma del Memorandum. Anche Di Maio è andato negli Stati Uniti, dove sta incontrando le seconde linee dell’establishement economico di quel Paese. La conseguenza di tutti questi cervellotici comportamenti, privi di qualsiasi capacità di strategia politica a livello internazionale, è che saremo considerati sempre più inaffidabili. Ciò nuoce di più alla nostra economia, che avrebbe bisogno invece di un governo con le idee chiare. E anche di una stabilità fondata su un pensiero comune riguardo a ciò che si vuole fare, sia all’interno, sia nei rapporti esterni.

L’Italia va a fondo, ma ancora si fida delle parole di Conte, Salvini e Di Maio

All’interno invece assistiamo a continue divergenze sulle cose da fare e all’estero non sappiamo con chi intrattenere rapporti privilegiati. Addirittura ci si divide anche sul Venezuela, dove non si riesce ad avere una posizione comune con USA e UE. Ma al popolo bastano le rassicurazioni dell’ineffabile Premier Conte e le panzane dei dioscuri. Ovvero Salvini, sempre più attratto dai selfie, e Di Maio che vende a buon mercato tutto quello che gli capita. E’ convinto che alla folla che riempie le fiere si può proporre qualsiasi prodotto, tanto c’è la festa e sono tutti contenti. Ma poi la festa finisce e…

Mario Balzano

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