Conte ora dimostri di saper fare il premier e Di Maio non si illuda di avere il potere di decidere

Conte ora dimostri di saper fare il premier e Di Maio non si illuda di avere il potere di decidere

E’ un momento molto difficile e delicato per la vita politica e per le sorti del Paese. La fine del governo gialloverde ha lasciato striscichi polemici tra le parti. E scatenata una guerra personale che ostacola qualsiasi iniziativa volta a dare una soluzione. Soluzione necessaria per evitare che ci sia un crollo delle condizioni economiche e sociali, ma difficile da trovare. Fatto è che bisogna cambiare, non nel senso dato a questa parola nel recente passato politico. Bisogna cioè tornare all’ordine costituzionale.

Cominciamo dal Presidente incaricato Conte, che ha messo il cappello su tutti i provvedimenti adottati dal governo gialloverde. Compresi quota 100, reddito di cittadinanza e decreto sicurezza bis. Lo ha fatto esercitando un ruolo di mediatore e accontentando ora l’uno, ora l’altro dei partiti di governo. Soprattutto quello di Salvini, fino a quando è scoppiato per l’arroganza e la brutalità del leghista.

Non si governa per contratto, ma sui programmi

Il mandato che Mattarella gli ha conferito è un mandato istituzionale, come Presidente del Consiglio e non come mediatore. Questo significa che deve essere lui a condurre i giochi, cioè deve fare le scelte giuste. Sia per quanto riguarda le poltrone da assegnare, sia per quanto riguarda i programmi da attuare. Questi non possono essere la continuazione di quello che è stato fatto. Visto che non ha portato a quell’anno meraviglioso incautamente pronosticato, nè la semplice attuazione di un nuovo contratto. Perché non si può governare per contratto ma su programmi e scelte che dovono essere condivisi nell’affrontare le emergenze del Paese.

La sua nomina ha scatenato una vera e propria euforia in certi ambienti italiani ed europei. Ma sulla capacità di essere all’altezza del compito, Conte deve ancora dimostrare tutto. I due partiti che sono chiamati a comporre la nuova maggioranza debbono a loro volta dimostrare di essere in grado di formare il governo. Al momento ci sono seri dubbi. Il M5S è squassato, come mai prima d’ora. da polemiche interne che finora erano state sopite. Di Maio, capo politico nominato non scelto, è impegnato a mantenere la sua posizione personale. Ovvero quella che lo vedeva oltre che a capo del Movimento anche vice premier e due volte ministro.

Non è di Maio a decidere nel M5S

Ha fallito come capo politico perchè ha perso sistematicamente tutte le elezioni. Portando il Movimento a dimezzare i voti, come vice premier e due volte ministro. Ha subìto Salvini che di fatto è stato il vero premier in questi 14 mesi. Portandolo a raddoppiare i consensi a livello elettorale. Adesso Di Maio, pretende di mantenere le posizioni che aveva nel precedente governo. Questo è politicamente insostenibile, oltre che insensato a livello di trattativa per il nuovo governo. Se davvero crede di poter minacciare il ritorno immediato alle urne, facendo un favore a Salvini, di cui resta estimatore e succube ricordando i bei tempi, lo faccia. Ma non sarà lui a decidere nel Movimento.

Gli interessi degli eletti, di Casaleggio jr, che rischia tantissimo, e gli umori di Grillo dimostreranno che lui non decide nulla. E’ soltanto un burattino nelle mani di questi ultimi. Resta il PD, con tutte le sue divisioni interne e con le frange di sinistra che vogliono fare questa nuova maggioranza. Mantenendo però anch’esse posizioni demagogiche che già in passato hanno nuociuto non agli altri ma a loro stessi.

Tutto questo è in ballo in questi giorni di attesa per Mattarella incazzato. Diciamolo col termine giusto. Perché non vede nei protagonisti un briciolo di responsabilità per le sorti del Paese. E’ pronto, anche se malvolentieri, a mandare tutti alle urne per permettere ai cittadini di esprimersi. Consapevole dei rischi che comporta una tornata elettorale in questa delicata fase dell’anno.

Mario Balzano

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