Conte avvisa tutti: “Sarà un Governo per una legislatura costituente”

Conte avvisa tutti: “Sarà un Governo per una legislatura costituente”

da repubblica.it

Il Presidente Conte non ha dubbi: quello che nascerà, ufficialmente, oggi sarà il Governo che darà il via ad un progetto di consistenti riforme. “Il mio impegno sarà massimo affinché questa sia una legislatura costituente”, ha affermato. Dunque, almeno nelle intenzioni, partirà una stagione politica destinata a modificare alcuni tasselli della nostra Costituzione. Una velleità che il premier sta rendendo oggi nota a tutto il Parlamento, parlandone apertamente nel suo discorso alla Camera di oggi. L’occasione, insomma, è il dibattito sulla fiducia, ma tale orientamento era già chiaro ormai da ieri.

La decisione è stata presa nei giorni scorsi, quando le delegazioni di PD e M5S hanno messo a punto anche le modalità di applicazione di tali riforme. Conte ne prende atto e si atterrà allo schema che gli è stato presentato. Le cose dovranno cambiare, nulla potrà più essere come quando era a capo dell’esecutivo gialloverde. Il premier lo sa bene, e si comporterà di conseguenza. Tra le forze di maggioranza, ora, non ci sarà più un “contratto”. Cosa vuol dire? Semplice. Basta ad un’accozzaglia di questioni e tematiche distinte o, peggio ancora, contrapposte. La nuova maggioranza sta lavorando per mettere a punto un percorso politico comune, che non affronti solo le emergenze, dunque. Taglio dei parlamentari si, ma anche più garanzie per i partiti piccoli e il passaggio ad una legge elettorale proporzionale. Per farlo sono disposti a tutto, anche a sfruttare dei tecnicismi. Un esempio? La norma che prevede il congelamento del referendum costituzionale per sei mesi.

L’obiettivo di questo Governo sarà quello di durare almeno fino al 2021. Ecco perché…

Tornando alle parole di Conte, “le riforme possono dunque essere uno dei tratti o il tratto distintivo di questa nuova maggioranza”. Vedremo. Una cosa è certa: le forze che compongono la maggioranza hanno tutta l’intenzione di far durare questa legislatura fino al 2023. L’obiettivo minimo, comunque, è quello di far arrivare l’esecutivo al 2021. Sarà quello, infatti, l’anno in cui il Parlamento dovrà eleggere il nuovo Presidente della Repubblica. Non solo. E’ un lasso di tempo utile a mettere in piedi una ristrutturazione del sistema dei partiti e delle alleanze.

Il segretario del PD, Nicola Zingaretti, benedice la linea indicata dal nascente Governo: “Di certo il percorso indicato è corretto”, ha fatto sapere. L’approdo finale, però, dovrà essere un ribaltamento totale degli assetti politici messi in campo nell’ultimo anno. Il segretario dem, ad ogni modo, precisa: “Nel merito, bisogna ancora lavorare su alcuni aspetti. Ma è normale. Quel che io considero importante però è che sto registrando un clima positivo. Anche su questo versante”.

Dario Franceschini alza l’asticella sul taglio dei parlamentari

La politica, è noto, è fatta di compromessi, ed è per questo che il PD ha tolto il veto sul taglio dei parlamentari. In cambio, però, ha ottenuto una promessa di riforma più ampia. Il partito del Nazareno vuole assicurarsi che, pur nella volontà di cambiare tutto (meglio, molto), non ci sarà disorganizzazione nel merito. Sarebbe inutile, in sostanza, ridurre il numero di deputati e senatori per poi posticipare tutto il resto. Pena l’ammissione della sconfitta con conseguenti accuse di incoerenza. “Noi non abbiamo alcuna intenzione di fermare la riduzione del numero dei parlamentari. Anzi, abbiamo interesse ad andare avanti su un tema così popolare”, ha chiarito Dario Franceschini. Il neo ministro dei Beni Culturali, con queste parole, si appresta ad essere il punto di riferimento dei democratici nel Governo.

Ed è proprio lui, come detto, ad alzare l’asticella sul taglio dei parlamentari. Non vuole limitarsi a questo provvedimento. Perciò, indica cinque punti, quelli stilati dai capigruppo grillini e democratici, che vanno assolutamente seguiti. “Vogliamo la garanzia che non sia una bandiera da sventolare e basta. Ma invece un pezzo di un disegno organico di riforma del funzionamento del sistema parlamentare e della legge elettorale”. Una prima indicazione in tal senso arriva dal fatto che il PD ha detto no alla definizione “democrazia diretta” comparsa sul dicastero presieduto da Riccardo Fraccaro. Si chiama e si chiamerà solo Ministero per i rapporti con il Parlamento.

Conte avvisa tutti: “Sarà un Governo per una legislatura costituente”

Conte, insomma, è pienamente convinto delle potenzialità del nascente esecutivo. Ed il suo entusiasmo sta contagiando pure il M5S. Persino Luigi Di Maio che, pur rimanendo prudente, illustra un ruolino di marcia molto simile a quello studiato dai capigruppo: “Taglio dei parlamentari subito. Con la presentazione e incardinamento in Parlamento di una riforma elettorale che elimini i collegi uninominali. E, quindi, modifica dell’età di accesso al voto”. Contestualmente, si procederà anche ad una modifica dei regolamenti parlamentari, soprattutto quelli al Senato. Per fare tutto, secondo il ministro degli Esteri, ci vorranno almeno 3 anni. In questo lasso di tempo si provvederà anche a “gestire tutto il resto”.

Attenzione, però, perché tra i cinquestelle la situazione è tutt’altro che tranquilla. I più scettici sulla nuova maggioranza, infatti, continuano a non risparmiare stilettate, anche piuttosto pesanti, agli alleati di Governo. L’area più vicina a Conte e al presidente della Camera, Roberto Fico, però avverte tutti: “Le riforme insieme sono la cosa più importante da realizzare. Comprometterle equivale a un tradimento”. Insomma, quando il premier dice “questa può essere una legislatura costituente”, si rivolge proprio a chi lo ha scelto per il suo ruolo.

Francesco G. Balzano

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