“Cetto c’è senzadubbiamente” la recensione del film

“Cetto c’è senzadubbiamente” la recensione del film

Distribuzione: Vision Distribution

Regia: Giulio Manfredonia
Cast: Antonio Albanese, Nicola Rignanese, Caterina Shulha, Gianfelice Imparato, Davide Giordano, Lorenza Indovina
Genere: Commedia
Durata: 93 minuti
Voto: ♥

La trama

Non si sapeva che fine avesse fatto Cetto La Qualunque, il politico calabrese corrotto e scorretto, dopo la sua elezione come sindaco di Marina di Sopra. Ma in questi dieci anni Cetto non è sparito. Anzi, si è ritirato in esilio in Germania e ha abbandonato l’aspirazione politica per dedicarsi ad altro. È diventato, infatti, un imprenditore, che ha aperto una catena di successo di ristoranti e pizzerie. L’imprenditore, però, non ha dimenticato la sua patria, l’Italia, e presto si presenta anche l’occasione giusta per farvi ritorno. La zia che lo ha accudito sin da bambino è grave e vorrebbe che il suo amato nipote torni a farle visita prima che sia troppo tardi.

In teoria un soggetto con potenzialità enormi. Nella pratica, però, “Cetto c’è senzadubbiamente” è un disastro.

Pensare che l’idea di partenza, o meglio quella proposta dal trailer, poteva anche sembrare intrigante. Mettere alla berlina il concetto politico del momento, ovvero quello dell’uomo forte al comando, e farlo con il personaggio satirico più riuscito degli ultimi anni, cioè il signor La Qualunque. La maschera che meglio incarna il prototipo dei leader di partito di successo dei nostri giorni. Metterlo, poi, a confronto con il figlio, Melo, a sua volta simbolo della poltica 2.0, quella che si fa online senza alcun interesse per il pragmatismo. In teoria un soggetto con potenzialità enormi, un perfetto microcosmo con dentro di sè tutta l’attulità italiana. Nella pratica, però, “Cetto c’è senzadubbiamente” è un disastro.

Non c’è traccia di risate caustiche. Non c’è traccia, a guardar bene, di risate di alcun tipo.

Quello che poteva essere un film comico coi fiocchi finisce, invece, per distruggere tutte le meravigliose idee che c’erano dietro la maschera di La Qualunque. Qui, infatti, non ci sono le risate amare che avevano caratterizzato la saga dedicata al personaggio. L’unica battuta degna di nota, contenuta in tutta il film, è presente già nel trailer. Quella cioè che vede il protagonista pagare la moglie al termine di una notte romantica per colpa della forza dell’abitudine. Poi, il nulla. Non c’è traccia di risate caustiche. Non c’è traccia, a guardar bene, di risate di alcun tipo.

Persino la trama ha lacune enormi, quasi come fosse stata sviluppata da un esordiente senza alcuna idea di quali siano i tempi cinematografici

Il film scorre via (male) per colpa di una sceneggiatura scritta, probabilmente, in fretta e furia ed in maniera superficiale. Lo script, infatti, affossa tutti quelli che potevano essere gli spunti migliori della pellicola. Persino la trama ha lacune enormi, quasi come fosse stata sviluppata da un esordiente senza alcuna idea di quali siano i tempi cinematografici. In “Cetto c’è senza dubbiamente”, dicevamo, manca non solo un’idea di comicità, ma anche, e soprattutto, la capacità, vista nei capitoli precedenti, di saper graffiare con la risata. Lo spirito caustico, tipico del personaggio di Albanese, si dissolve, annacquato in trovate più adatte ad un (breve) sketch televisivo che all’idea, più complessa, di cinema.

“Cetto c’è senzadubbiamente” la recensione del film

Proprio Albanese prova a salvare quest’operazione, affidandosi alle sue indubbie doti di attore navigato. Ma non basta, anzi, non serve. Una marionetta come quella di La Qualunque ha bisogno di una scrittura salda per stare in piedi. Senza quella, i fili che la muovono si afflosciano, facendola strisciare sulla superficie di ciò che racconta. Se, fin qui, Cetto c’era sempre stato, seppur denotando una stanchezza di idee già nel secondo capitolo, nel terzo sparisce del tutto. Speriamo, a questo punto e per il suo bene, per sempre. Senzadubbiamente.

Francesco G. Balzano

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