“Black Panther 2 – Wakanda Forever” la recensione del film

“Black Panther 2 – Wakanda Forever” la recensione del film

Distribuito da Walt Disney

Regia: Ryan Coogler
Cast: Letitia Wright, Lupita Nyong’o, Danai Gurira, Angela Bassett, Tenoch Huerta, Winston Duke, Florence Kasumba, Michaela Coel, Dominique Thorne, Martin Freeman, Mitzi Mabel Cadena, María Mercedes Coroy, Alex Livinalli, Janeshia Adams-Ginyard, Lake Bell, Richard Schiff
Genere: Azione, Fantastico, Avventura, Fantascienza, Thriller, Drammatico
Paese: USA
Durata: 161 minuti
Voto: OO 1/2

Dopo i fatti narrati nel capitolo precedente e la scomparsa di Re T’Challa, il Wakanda è ormai noto a tutto il mondo. Quello che era un regno dove vigevano l’ordine e la pace entro i propri confini, soprattutto grazie alla propria ignota collocazione, è adesso al centro degli interessi di molti. E senza la protezione di Black Panther nulla potrebbe più essere al sicuro dagli assalti dei nemici. Il Wakanda è infatti finito nel mirino delle potenze internazionali, che sembrano pronte a invaderlo e a prenderne possesso. La minaccia tanto attesa non giungerà però dai confini territoriali, quanto dal mare. Namor, il re di Talokan, è infatti determinato nel voler scatenare una guerra contro il Wakanda, per ampliare il proprio dominio anche sulla superficie terrestre.

“Black Panther 2 – Wakanda Forever” la recensione del film

“Black Panther 2” è un film totalmente stravolto, rispetto alle idee iniziali, da un tragico evento esterno. Un evento che ha donato a questo film un’identità non prevista e l’ha portato verso un nuovo scopo. La pellicola, infatti, non è solo l’ennesimo tassello utile a portare avanti il Marvel Cinematic Universe, una macchina che sembra davvero inarrestabile. Ci troviamo, prima di tutto, davanti ad un tributo al compianto Chadwick Boseman, attore protagonista del primo capitolo, morto giovanissimo a causa di un tumore al colon.

Scelta non banale, quella fatta dal regista Ryan Coogler e dal casting, di non sostituire in “Black Panther 2” il protagonista. Non sarebbe stato un problema per Marvel e Disney trovare un rimpiazzo o, addirittura, ricorrere ad un raffinatissimo deep fake. Del resto, quest’ultima opzione era già stata usata in passato, in altre occasioni, e ormai tale tecnologia ha raggiunto livelli tali da poter ottenere una perfetta copia digitale di Chadwick. Qui, però, come dicevamo, è stata scelta una soluzione meno banale e più impegnativa da realizzare. In fase di scrittura, infatti, si è cercato, con successo, di fondere realtà e finzione.

Coogler, quindi, ha introdotto nel mondo di Wakanda la morte del protagonista T’Challa. Non solo, perché ha anche posto un accento ancor più marcato sul senso politico e sociale della saga. E dire che il primo capitolo di “Black Panther” era già il più innovativo, da un punto di vista tematico, tra i film appartenenti al Marvel Cinematic Universe. La pellicola del 2018 incarnava, infatti, le rivendicazioni della comunità black. Un evento unico tra i kolossal, trattandosi del primo caso di prodotto ad alto budget realizzato e interpretato (quasi) per intero da persone coloured.

Però “Black Panther” era un film tutto incentrato sulla figura di T’Challa, che faticosamente accettò il suo ruolo di guida per la sua gente. Una scelta di sceneggiatura presa in totale accordo con tutti i membri del cast. Chiaramente, la morte di Chadwick Boseman ha costretto a cambiare tutti i piani per il secondo capitolo della saga. E qui nasce la bella intuizione di Ryan Coogler, che ha deciso di trasformare “Black Panther” da persona in carne e ossa a concetto. Così, diventa un’ideale fondato sui principi di saggezza e coraggio. Caratteristiche che possono appartenere a chiunque, non ad una persona soltanto, dunque.

Per fortuna, nella seconda parte “Black Panther 2” si ricorda di essere anche un classico cinecomic targato Marvel. Così, mette in secondo piano il giusto tributo a Chadwick Boseman e inizia a raccontare questa storia tornando sui binari più conosciuti ai suoi spettatori. Quindi, lascia spazio alle attese battaglie in CGI che mostrano il lato meno magico e più concreto della storia. Ma la pellicola, in fondo, non rinuncia nemmeno nel secondo tempo ai concetti di rappresentanza e inclusività. Come nella migliore tradizione di questa saga, dunque, anche il villain, Namor, si fa portavoce di un messaggio innovativo per la Marvel.

Incarna, infatti, l’umiliazione subìta dalla cultura Maya da parte dei colonizzatori. Perciò, Ryan Coogler, di fatto, allarga gli orizzonti del primo capitolo, ribadendo, sì, il concetto del “Black Lives Matter”, però estendendolo a tutte le minoranze, nessuna esclusa. Il sottotesto del film, insomma, lancia un avvertimento forte e chiaro a chi vuole cancellare le origini dei popoli. Tutto perfetto, insomma? Nemmeno per idea.

Per quanto, nelle intenzioni, “Black Panther 2” abbia le idee piuttosto chiare, nei fatti, non possiamo non rimarcare delle inutili lungaggini. Momenti di noia accentuati anche da una regia che, a livello visivo, fa davvero poco per farsi ricordare. Insomma, tutto suona piuttosto anonimo, di maniera, e la sensazione è che Coogler, rispetto al film del 2018, abbia puntato tutto sull’interpretazione dei suoi attori. Non ha sbagliato, perché l’intero cast rema dalla stessa parte, senza eccezioni e sono tutti, dalla prima all’ultimo, all’altezza della situazione. Soprattutto, “Black Panther 2” ha il merito di aver messo in scena un lutto collettivo, riuscendo a trasmettere tutta la commozione che si respirava dietro e davanti la macchina da presa. Quando sono le lacrime ad offuscare una visione corretta, del resto, tutto si può (e si deve) ‘perdonare’.

Francesco G. Balzano

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