Benetton Vincitori e vinti della partita Autostrade Conte porta a casa il risultato nuovo colpo agli ortodossi grillini

Benetton Vincitori e vinti della partita Autostrade Conte porta a casa il risultato nuovo colpo agli ortodossi grillini

Tommaso Ciriaco per repubblica.it

Dopo un infinito Consiglio europeo terminato all’alba, Giuseppe Conte fu colto da improvvisa illuminazione: “Questo è un metodo. A Bruxelles ti costringono al tavolo, si cede per sfinimento. Farò lo stesso in Italia”. C’erano ancora il governo gialloverde e la brezza sovranista. Da allora, i consigli dei ministri da insonni diventarono la norma. Fino a ieri, alla maratona notturna per estromettere Aspi dalla governance di Atlantia. Porta a casa un risultato, il premier. Un accordo che evita code legali potenzialmente drammatiche. Ma lo fa dopo aver massacrato relazioni umane e politiche con alcuni dei suoi ministri. E dopo aver sottoposto la maggioranza a uno stress test talmente violento da far dubitare della tenuta futura della compagine giallorossa.

Proprio lui, Conte: vincitore o vinto? Se si guarda all’esito del braccio di ferro, non può dirsi sconfitto. Anche nei giorni drammatici del crollo del ponte Morandi, quelli in cui il Movimento prometteva la cacciata dei Benetton e il controllo pubblico in un mese, l’avvocato cercò di raffreddare le spinte cinquestelle per la revoca immediata. Fino all’ultimo ha sperato in un accordo. “Se mi presentano una proposta per scendere al 10 o all’1% – ha confidato dall’aeroporto berlinese di Tegel solo due giorni fa – io la valuto”. Peccato però che per giorni il capo dell’esecutivo ha brandito la parola “revoca”. Ha minacciato il colpo di spugna unilaterale, giudicandolo di fatto un imperativo morale, quasi un obbligo verso i cittadini. Si dirà: tecnica negoziale per costringere la controparte all’intesa. Giusto, ma a costo di deludere i fan della cacciata senza condizioni di Atlantia. E a costo di lasciare senza rete il Movimento.

Il governo giallorosso ora è davvero a rischio: ecco perché

I grillini, soprattutto. Dopo aver ingoiato Tav e Tap, devono ridimensionare un altro sogno: la revoca totale e immediata dei Benetton. Certo, la famiglia scenderà brutalmente nel controllo di Autostrade, sarà fuori dalla governance, non ha proprio nulla da festeggiare. Ma pesa un dato simbolico, se l’ottica è quella grillina. Il governo si è seduto al tavolo con Atlantia per trattare, trattare fino a notte, limare dettagli. E invece per anni il Movimento aveva promesso solo porte in faccia e scalpi agitati al vento. Il controllo pubblico della rete resta filosoficamente una vittoria dei cinquestelle, senza dubbio. Ma non poter vantare la parolina magica, “revoca”, delude l’ala integralista del partito. Ed espone i vertici 5S a possibili assalti esterni, citofonare Paragone e Di Battista.

Non che i Benetton abbiano qualcosa di cui rallegrarsi, anzi. Il danno d’immagine resta incalcolabile, quello economico ingente. A poche ore dal consiglio dei ministri escludevano di poter scendere sotto il 30%, dovrebbero finire addirittura sotto il 10. Evitano almeno il contenzioso legale e non devono svendere la propria posizione. Ma l’epilogo è comunque salatissimo, anche se solo i dettagli del patto sveleranno meglio la portata del colpo subito.

Si potrebbe dire che passa la linea del Pd. Che vince la mediazione di Roberto Gualtieri. Che aveva ragione Dario Franceschini, per mesi convinto soltanto di una cosa: “La revoca è impossibile”. Tutto vero, ma quanto costa ai dem un accordo ottenuto a prezzo di lacerazioni drammatiche, dentro e fuori il Nazareno? Quanto costa dover accettare il “metodo Conte”? E aver trascinato la maggioranza e il Paese in un infinito balletto di attese, rinvii, silenzi, di “vedremo” e “decideremo”? E soprattutto, quanto costa quella lettera di Paola De Micheli a Palazzo Chigi, che diventando pubblica ha frantumato rapporti personali e fiducia politica tra alleati? Il prezzo è alto. Quanto alto potranno dirlo solo le prossime settimane.

AUTOSTRADE BENETTON LA MEDIAZIONE DI GUALTIERI PER PERSUADERE CONTE L’IRRITAZIONE DI DI MAIO